Cambia un segnetto… cambia il significato!

Da, dà e da’: simili ma non uguali

La lingua italiana è piena di sottigliezze e dettagli che la rendono meravigliosa… e padroneggiarne appieno tutti gli aspetti non è un’impresa da poco!

 

È sicuramente vero che tutti iniziamo a studiarne la grammatica alla scuola primaria (quella che una volta si chiamava scuola elementare), quindi passiamo sui libri svariati anni… eppure sembrano non bastare mai!

Spesso, il dubbio ci assale all’improvviso anche quando siamo convinti di saperne abbastanza… oppure non ci sfiora nemmeno, ma in questo caso i nostri lettori se ne accorgono eccome!

 

Il tema di oggi è uno di quelli scottanti (se provi a cercare su Google, vedrai che troverai ben 54.200.000 risultati!): la differenza, e quindi il corretto utilizzo, di da, e da’.

 

Sembrano tre parole uguali… ma non lo sono!

 

È vero, sono tre omonimi, ovvero tre parole che hanno stessa grafia e stessa pronuncia, come indica la Treccani, ma sono i dettagli a fare la differenza: in questo caso accento e apostrofo.

Avevamo già visto un caso simile con se e (CLICCA QUI per per andare a ripassare) ma stavolta il livello si alza: non ne abbiamo soltanto due, ma ben tre!

 

Ma i mari della grammatica non ci spaventano: lo scopo di questa rubrica è proprio questo! Insieme li solcheremo per far sì che i tuoi testi possano avere tutto il supporto di cui hanno bisogno, diventando affascinanti come il Corsaro Nero e interessanti come Long John Silver… i tuoi lettori non potranno più farne a meno!

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E ora…
spieghiamo le vele e facciamo rotta verso da, e da’!

 

 

 

 

DA

Partiamo dal più semplice: da senza accento né apostrofo.

Si tratta di una preposizione semplice: ricordi la cantilena che ci insegnavano da bambini per ricordarcele tutte, “di a da in con su per tra fra”? Si tratta precisamente di quella!

 

La grammatica italiana di Luca Serianni ci dice che:

Da: è una preposizione propria che stabilisce collegamenti di vario genere tra due elementi della stessa frase o tra due frasi diverse. 

 

Nel primo caso, quando collega due elementi della stessa frase, serve per introdurre diversi tipi di complementi, come ad esempio:

 

  • Arrivo da Torino. (moto da luogo)
  • Verrò da te. (moto a luogo)
  • Passo da via Montenapoleone tutti i giorni. (moto per luogo)
  • Sono da un amico a studiare. (stato in luogo)
  • La finestra è stata aperta da una folata di vento. (causa efficiente)
  • Scrivere così è da analfabeti. (moto)
  • Ho comprato un pc da 2000 €. (prezzo)
  • Lavoro da dieci anni. (tempo)

E via dicendo.

 

Quando invece serve a collegare due frasi, può introdurre diversi tipi di subordinate, come ad esempio:

 

  • Voglio comprare un libro nuovo da leggere in viaggio (proposizione finale)
  • È così ben scritto da far venire voglia di leggerlo all’infinito. (proposizione consecutiva)

 

Infine, non si elide (ovvero non si apostrofa mai davanti a una parola che inizia per vocale, perdendo la –a) tranne che in rarissime eccezioni, per evitare confusioni con la preposizione di.

 

Quindi ricorda: da senza accento serve per stabilire un collegamento tra due elementi.

 

 

 

 

DÀ 

Passiamo ora al secondo caso: accentato.
(E se non sai come scriverlo correttamente tutto maiuscolo, perché la À non c’è sulla tastiera… CLICCA QUI per scoprire come fare: si parla di È, ma funziona alla stessa maniera.)

 

Qui abbiamo a che fare con un verbo, e per la precisione con la terza persona singolare al presente indicativo del verbo dare:

  • Io do
  • Tu dai
  • Egli
  • Noi diamo
  • Voi date
  • Essi danno

 

Lo vedi? Guarda come spicca, con il suo bell’accento… (e che NON ti venga mai in mente di accentare “io do”, altrimenti… BACCHETTATE!)

 

Vediamo qualche esempio:

  • Leggere un libro ben impaginato mi dà un sacco di soddisfazione.
  • Una corretta ortografia dà una marcia in più ai tuoi testi.
  • Umberto Eco dà ottimi consigli sulla buona scrittura.

 

Semplice, vero?

Qui non abbiamo un elemento di collegamento, ma un verbo che esprime un’azione ben precisa.

 

 

 

DA’

E infine, giungiamo al da’ con l’apostrofo.

 

Anche in questo caso abbiamo a che fare con un verbo, e per la precisione sempre con il verbo dare. Cambiano persona e tempo: si tratta di una seconda persona singolare, imperativo presente:

  • Da’ una mano al tuo collega!

 

In realtà, questa forma è una variante di dai (stessa voce verbale): da’ ne è il troncamento.
Ovvero, la -i finale viene soppressa, e al suo posto mettiamo l’accento.

 

Normalmente, un troncamento non prevede l’uso dell’accento, come nell’espressione “buon uomo” (anziché “buono uomo”): in questo caso però è obbligatorio, proprio perché serve a creare una forma che sia specifica e inconfondibile.

 

Perciò, se il tuo da’ sta esprimendo un ordine in maniera imperativa, sai che senza ombra di dubbio richiede l’apostrofo!

 

 

 

 

RICAPITOLANDO…

Come hai visto, si tratta di tre parole diverse e ben specifiche, ognuna con il ruolo e il suo significato preciso: usare quindi una grafia al posto di un’altra sarebbe come usare una barchetta di carta per attraversare l’oceano, o un transatlantico per una gita sul Po… una scelta decisamente sbagliata in entrambi i casi.

 

E scommetto che tu ai tuoi clienti non vuoi apparire come un dilettante che sbaglia imbarcazione in modo così clamoroso…

… ma vorresti essere visto come il Cristoforo Colombo del tuo settore!

 

Perciò ricorda:

  • Da: preposizione, serve per collegare due elementi
  • : verbo alla terza persona singolare
  • Da’: verbo che serve per impartire un ordine

 

L’importante è quindi aver sempre ben chiari il contesto e il concetto che desideri esprimere.

 

 

 

QUINDI…

Alla fine, non è una questione così complicata come poteva sembrare all’inizio…
… e ti farà guadagnare un sacco di punti agli occhi dei tuoi clienti!

 

Perciò, ora sta a te!

 

Mettiti al lavoro sui tuoi testi, per limarli e renderli accattivanti e interessanti: più lavorerai su di essi bene e con impegno, più i tuoi clienti vorranno leggerli… e più ti vedranno come un esperto navigato del tuo settore!

 

Sei impaziente di metterti alla prova?

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

…ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Indipendent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

PENSATO R., Manuale di bibliografia, Editrice Bibliografica, Milano 2007.

SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

SCALA F., SCHIANNINI D. (a cura di), Piccolo manuale di editing, Modern Publishing House, Milano 2009.

SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

 

SITOGRAFIA

Treccani Online – treccani.it

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

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