Con un po’ di apostrofi…

… il testo scorre meglio!

Prima di iniziare, spero che tu abbia colto la mia velata citazione a Mary Poppins e al suo “poco di zucchero” grazie al quale ogni pillola va giù: sappi che ha proprio ragione! 

Sia perché ci insegna che le cose si fanno per bene (prima il dovere, poi il piacere!) sia perché è proprio vero che con un po’ di cura e attenzione ai dettagli, qualsiasi testo va giù molto più facilmente, anche se stai parlando di argomenti non proprio alla portata di tutti!

 

Oggi andiamo a vedere un piccolo dettaglio che sicuramente ti sarà capitato di notare, magari anche grazie al correttore automatico: scrivere “un pò di zucchero” è inequivocabilmente SBAGLIATO.

Lo so che penserai che in fondo si tratta solo di un segnetto più o meno spostato, che scrivendo a mano quasi non si nota… ma la scrittura a video NON PERDONA.

 

I due “segnetti” NON sono la stessa cosa.

 

Si scrive un po’

 

Altrimenti… BACCHETTATE in arrivo!

 

So che può sembrare una tirannia da grammar-nazi (spoiler: sì, lo è) ma è anche vero che dietro c’è un motivo ben preciso: quell’apostrofo ha un significato, non è lì per caso. E quindi… non è opinabile!

 

Così come so anche che a volte può essere complicato capire come scrivere bene in italiano: la lingua scritta è sempre stata più difficile di quella parlata. L’italiano scritto richiede un controllo molto più consapevole per essere usato in maniera corretta ed efficace… e gli errori sono sempre in agguato come leoni pronti a divorare una gazzella!

Ma non temere: la Penna Rossa è qui per te! 

Insieme, ogni settimana in questa rubrica, andremo a scoprire tutte le insidie e i pericoli che minacciano i tuoi testi… per sconfiggerli e renderli a prova di bomba, pronti per conquistare e affascinare schiere di clienti!

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E ora, passiamo al nostro po’: andiamo a scoprire perché si debba scrivere proprio e soltanto in questo modo!

 

 

ACCENTO O APOSTROFO?

La prima cosa da capire è cosa sia un accento, e cosa un apostrofo. Come sempre, andiamo a vedere cosa ci dice la Treccani:

Accento: […] Segno grafico (detto più compiutamente a. grafico o segnaccento) che in determinati casi si colloca sopra una vocale, per indicare la sede dell’accento tonico.

L’accento tonico è il “rafforzamento o elevazione del tono di voce con cui si dà a una sillaba maggior rilievo rispetto ad altre della stessa parola” (sempre dalla Treccani). In italiano, generalmente si scrive solo quando cade sull’ultima sillaba di una parola.

 

Ad esempio: su caffè si deve sempre scrivere, ma non scriveresti mai cappuccìno (almeno spero per te… altrimenti sai che ti aspettano le BACCHETTATE!).

  • Perché
  • Lunedì
  • Libertà
  • Cincillà
  • Virtù

Vedi? L’accento serve per segnalare un’intonazione: se non lo scrivessi, leggeresti tutte quelle parole con l’accento sulla penultima sillaba… ovviamente sbagliando.

 

 

L’apostrofo serve per tutt’altro; la Treccani ci dice che:

Apostrofo: […] Segno grafico in forma di virgoletta (’), che nell’ortografia italiana si adopera normalmente per indicare elisione vocalica, e in taluni casi anche troncamento.

In parole semplici, sia l’elisione che il troncamento indicano che è stato tolto qualcosa, che manca un pezzo. 

 

L’elisione vocalica indica la caduta di vocale finale davanti a vocale iniziale di parola seguente: ad esempio, non scriveresti mai la ortica, bensì l’ortica (oppure, già sai cosa ti aspetta), oppure una amica o lo eroe al posto di un’amica e l’eroe.

 

Con troncamento invece si intende caduta di vocale (o di sillaba) finale che sia possibile sia davanti a vocale sia davanti a consonante. 

Per farla breve, cade una vocale o una sillaba, indipendentemente dal fatto che dopo ci sia una vocale o meno: viene tolto un pezzo, come ad esempio in Gran Sasso (al posto di Grande Sasso), bel tramonto (al posto di bello tramonto).

 

Ora seguimi con attenzione, perché qui le cose si fanno interessanti!

 

Come avrai notato dagli esempi, di solito il troncamento non richiede l’uso dell’apostrofo.

Eppure, anche questi sono troncamenti:

  • Vorrei un poco di vino. -> Vorrei un po’ di vino.
  • Usare un libro a modo di ventaglio. -> Usare un libro a mo’ di ventaglio.
  • Va bene, lasciamo stare.  -> Va be’, lasciamo stare.
  • Vai a studiare! -> Va’ a studiare!

 

Ed ecco qui il nostro accento e il nostro caso di oggi: un po’ sta infatti al posto di un poco, e quell’apostrofo indica che è caduta una sillaba.

 

È vero, a volte il troncamento si segnala con l’apostrofo, altre non è necessario… ma tant’è: la norma ortografica è questa.

Un po’ sta per un poco e quindi ESIGE l’apostrofo per segnalare il troncamento e non l’accento!

 

 

 

E SE SCRIVI UN PO?

Davvero vuoi saperlo? 

Certo, puoi farlo benissimo… ma sarà sbagliato e le BACCHETTATE ti colpiranno inesorabili!

 

L’unico Po che si può (anzi, si deve!) scrivere senza apostrofo né accento è il fiume che attraversa la pianura Padana: quello che secondo molti italiani del Nord segnala il confine tra il Nord Italia… e il resto d’Italia; sono cresciuta in Piemonte, non sai quanto mi sono stupita nello scoprire che, ad esempio, i toscani e gli emiliani si considerano ancora Nord e non già Centro Italia.

Questo per dire che le percezioni personali possono anche variare… ma la grammatica non è un’opinione e rimane sempre la stessa ovunque!.

 

Quindi, quando parli del fiume niente accento né apostrofo… ma ricordati l’iniziale maiuscola!

 

 

 

 

QUINDI…

Oggi abbiamo capito la differenza tra un accento e un apostrofo, e di conseguenza che un po’ va sempre scritto con l’apostrofo!

Pensa, in questo caso sei anche fortunato quando ti trovi a doverlo scrivere tutto maiuscolo: per UN PO’ non hai bisogno di usare caratteri speciali!

In fin dei conti, non è così complicato… ti basta ricordare che un po’ sta al posto di un poco, e tutto ti sarà più chiaro!

 

Perciò, ora sta a te!

 

Ama i tuoi testi, dedica loro tempo e impegno per renderli corretti e interessanti da leggere: in questo modo, i tuoi clienti percepiranno la tua cura e la tua attenzione, capiranno che sei un vero professionista, in grado di fornir loro proprio quello di cui hanno bisogno… e diventeranno dei veri fan dei tuoi testi, leggendoli tutti e chiedendotene altri!

 

Sei impaziente di metterti alla prova?

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

…ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Indipendent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

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SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

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SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

 

SITOGRAFIA

Treccani Online – treccani.it

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

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