Menu o menù?

A scegliere cosa mangiare siamo bravi tutti… ma a scrivere menu?

In realtà, mi dichiaro subito colpevole: io ci metto sempre secoli a decidere cosa scegliere leggendo un menu. Ogni volta che vado a mangiare fuori in un posto nuovo, siccome non so scegliere a caso o a istinto, devo valutare tutte le opzioni disponibili e vederne pro, contro e possibili combinazioni… e poi scelgo. 

E di solito, una volta che ho scelto il mio piatto preferito in un posto dove vado spesso, prendo poi sempre quello (qualcuno ha detto pulled pork con patatine country?).

 

Ma quando si tratta di ortografia e grammatica è tutta un’altra storia: in questi casi sono rapidissima, e in caso di dubbi mi basta una veloce consultazione di un dizionario e via.

 

Quanto amo quando le cose sono chiare e semplici, giuste o sbagliate: ogni cosa diventa molto più veloce ed efficiente.

 

Io so che a questo punto tu avrai già capito dove voglio andare a parare con menu/menù: li vedremo insieme, scopriremo da dove arrivano, e alla fine vedremo quale è giusto e quale è sbagliato.

 

E invece, stavolta non è così.

 

Ti anticipo la fine: stavolta, non c’è una regola fissa, vanno bene entrambi… e persino i dizionari non sono unanimi.

Ma non tutte le nostre certezze crollano: esistono comunque due modi possibili di scrivere menu che sono sempre e comunque SBAGLIATI.
(Bacchettate dietro l’angolo!)

 

Scommetto che ti eviteresti volentieri le bacchettate… non tanto quelle virtuali della Penna Rossa quanto quelle dei tuoi clienti: ogni testo che scrivi inerente alla comunicazione della tua azienda, lo scrivi per loro.

Ecco perché la Penna Rossa è qui per te: ogni lunedì andiamo a scoprire “come scrivere bene” un passo alla volta! Se vuoi capire quali errori NON devi mai commettere per rendere tutti i testi della comunicazione online della tua azienda a prova di bomba

CLICCA QUI per iscriverti alla newsletter e non perderti nemmeno un articolo della Penna Rossa!

 

E ora, andiamo a scoprire la doppia faccia di menu!

Stella de Smit on Unsplash

 

UN PO’ DI STORIA

Il menu come oggi lo conosciamo ha una storia molto interessante. 

 

Oggi, quando diciamo menu, intendiamo in realtà due cose leggermente diverse: la prima è la lista alla carta di tutti i piatti disponibili di un ristorante, tra i quali possiamo scegliere cosa vogliamo mangiare; la seconda è il menu inteso come lista di portate che verranno servite tutte in quell’ordine (pensa a un ricevimento di matrimonio, per fare un esempio).

 

La parola menu deriva dal francese (dove significa minuto, particolareggiato) e fu attestata per la prima volta nella seconda metà del Settecento; si usava nell’ambito di grandi banchetti per nobili e in origine non si usava fornire ai commensali la lista delle vivande che sarebbero state servite: il menu era più un “foglio di servizio” per la cucina.

Questo accadeva anche perché all’epoca si usava il cosiddetto servizio alla francese: tutte le portate venivano portate a tavola contemporaneamente, e i commensali si servivano scegliendo solo cosa preferivano. Ma dal 1800 le cose cambiarono: si impose il servizio alla russa, ovvero quello che prevede che le portate vengano servite una per volta, nell’ordine stabilito dalla cucina.

 

Da qui iniziò a diffondersi l’uso del menu: fornirlo ai commensali prima dell’inizio del pasto permette loro di regolarsi in base ad appetito e preferenze.

 

Veniamo all’Italia: anche qui, come del resto in tutta Europa, i menu si diffusero come abbiamo appena visto, sempre negli ambienti più alti della società; ovunque però era consuetudine che i menu fossero scritti interamente in francese (quindi, indicati con la parola menu, senza accento).

Dobbiamo aspettare ben il 1907 prima di vedere i menu scritti in italiano: fu il re Vittorio Emanuele III in occasione di un pranzo di gala a decidere di cambiare lingua, affidandosi all’Accademia della Crusca.

 

Il menu divenne così la “minuta”. 

 

Nel frattempo, si stava diffondendo nei ristoranti l’uso del menu inteso come carta o lista delle vivande: il risultato di una diffusione così massiccia portò a riprendere il termine menu e a introdurre la variante menù, sentita più italiana, e a usarlo anche in liste scritte interamente in italiano.

 

Infine, nel Dopoguerra, questi due termini soppiantarono definitivamente minuta: oggi li usiamo entrambi.

 

Come è possibile che ci siano due formeentrambe corrette? 

Andiamo a vedere cosa ne pensano i dizionari!

Si parla di banchetti e siamo subito a Downton Abbey!

 

COSA DICONO I DIZIONARI

In generale, la forma menu è quella francese originale; non serve segnalarla in corsivo in quanto sì, è una parola di origine straniera, ma ormai è d’uso comune consolidato.

 

Menù invece è la forma “italianizzata”: per conformarsi alle regole dell’italiano, che prevedono che le parole tronche, ovvero quelle il cui accento tonico cade sull’ultima sillaba, abbiano obbligatoriamente l’accento grafico appunto sull’ultima sillaba.

 

Eppure, finora non è mai prevalsa una forma sull’altra.

Vediamo cosa dicono i dizionari!

 

Treccani

Menù s. m. – Adattamento italiano del s. m. fr., menu (v. la voce prec.), più usato di questo in entrambi i significati.

 

GRADIT

Menù: s.m.inv. variante => menu

 

Sabatini Coletti

Menu: s.m. fr. (pl. menus); in it. s.m. inv. (o pl. orig.), pr. adatt.

 

GDLI

Menù: sm.  Invar.  Adattamento del francese menu.

 

Conclusione? Non c’è una regola univoca: menu e menù sono forme egualmente accettate, entrambe corrette.

Ma ricorda: sii sempre coerente! Se scegli una forma, usa sempre quella: variare all’interno dello stesso testo sarebbe un errore.

 

Actionvance on Unsplash

 

COME NON SI SCRIVE 

Ovviamente, il modo di sbagliare c’è sempre. Pensavi di essere al sicuro, eh?

E invece no!

 

Ci sono due modi sempre e comunque sbagliati di scrivere menu:

 

  • *Menú: accento acuto a posto dell’accento grave.
    NON SI FA!

 

 

Quindi, mi raccomando: hai ben due varianti corrette… tieniti lontanissimo dalle due scorrette!

 

Jeff Meigs on Unsplash

Dal giudizio dei gufi non si scampa

 

QUINDI…

Oggi abbiamo scoperto che A VOLTE può esserci più di un modo corretto per scrivere la stessa parola… ma anche che in ogni caso esistono forme che sono sempre e comunque sbagliate.

 

Perciò, la prossima volta che dovrai parlare di un menu, che sia una lista alla carta o un elenco delle portate, scegli tra menu o menù tranquillamente, quello che più ti aggrada: basta che poi tu mantenga la coerenza.

 

Ora sta a te!

 

Affila la penna o fai streching alle dita, e preparati a redigere i tuoi testi nella maniera più corretta possibile: scrivere bene dà sempre un sacco di risultati. Un testo poco curato e pieno di refusi genera un’impressione di sciatteria e superficialità; al contrario, uno ben curato e corretto fa sì che il lettore capisca di avere a che fare con un vero professionista, esperto e degno di fiducia. Trasforma i tuoi testi nel tuo biglietto da visita più efficace, curandoli al meglio!

 

Sei impaziente di metterti alla prova?

 

Allora non aspettare: acquista ora la tua copia del primo libro del Sarto, VESTITI BENE E PRENDI IL WEB A MAZZATE, un manuale pratico per imparare come impostare la tua Comunicazione Online e per trasformare la tua pagina social in un magnete attira clienti!

 

Clicca qui per acquistarlo ora a solo 27 euro!

 

E per scoprire altri errori da NON fare…

…ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

PENSATO R., Manuale di bibliografia, Editrice Bibliografica, Milano 2007.

SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

SCALA F., SCHIANNINI D. (a cura di), Piccolo manuale di editing, Modern Publishing House, Milano 2009.

SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

GHENO, V., Tutto il mondo è paese: il bello della contaminazione linguistica, 14 luglio 2020, Zanichelli Online https://dizionaripiu.zanichelli.it/cultura-e-attualita/glossario/tutto-il-mondo-e-paese-il-bello-della-contaminazione-linguistica/

Richiedi la consulenza GRATUITA del Sarto

Fai click qui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *