Scaglie o squame?

C’è differenza?

Lo scorso fine settimana ho scoperto un posto meraviglioso che ancora non conoscevo: il borgo medievaleggiante di Grazzano Visconti, in provincia di Piacenza.

 

Piccola premessa: noterai che ho scritto medievaleggiante e non medievale: sono due cose ben diverse, ma ne parleremo più avanti (ho già in mente una sorpresa per te). Intanto, per non rischiare di perderti nessun articolo della Penna Rossa CLICCA QUI per iscriverti alla newsletter e scoprire “come scrivere bene” per la tua comunicazione online!

 

Dunque, Grazzano Visconti: questo borgo, costruito agli inizi del Novecento secondo la moda “revivalistica” dell’epoca, sembra in tutto e per tutto un paesino medievale, con tanto di castello (questo con effettive origini medievali). 

 

Ovviamente, è pieno di ristoranti tipici e negozietti: molto saggiamente, la maggior parte di questi oggi si è focalizzata sul tema fantasy (c’è persino un emporio tutto dedicato a Harry Potter!), andando a intercettare un target ben preciso, amante di borghi tipo questo.

 

Durante la mia esplorazione (ovvero mentre saltellavo in giro con la felicità di un bambino di 5 anni il giorno di Natale, comprando libri a destra e a manca) mi è capitata una cosa curiosa, che mi ha dato l’idea per questo articolo.

 

Sono entrata in uno di questi negozietti, e, da amante dei draghi quale sono, mi ha colpito la riproduzione di un uovo di drago in stile Game of Thrones, con davanti il cartellino del prezzo che riportava la scritta “uovo a scaglie di drago”. L’ho guardato un po’, poi mi sono distratta a guardare la replica della spada di Aragorn.

Dopo un po’ che giravo, in un altro negozietto ho trovato lo stesso uovo: stesso colore, stesse dimensioni.

Però, il cartellino del prezzo (identico pure quello!) riportava la scritta “uovo squame di drago”.

 

Ed ecco che il senso di ragno della Penna Rossa è saltato su!

 

Che differenza c’è tra squame e scaglie? Sono la stessa cosa?
(spoiler: no.)

Sono parole intercambiabili?
(spoiler: dipende.)

 

E quindi…

come si differenziano squame e scaglie, e come si usano correttamente queste due parole?

 

Andiamo a scoprirlo insieme! 

 

René Schué on Pixabay

 

 

SCAGLIE

Oggi, la questione non è meramente linguistica: dobbiamo partire dalla zoologia.

 

Come sempre, partiamo dalla Treccani:

scàglia s. f. [dal germ. skalja, propr. «tegola, embrice», da cui anche il fr. écaille e l’ingl. shell]. – 1. a. Ciascuna delle formazioni lamellari, di natura connettivale e in massima parte costituite da tessuto osseo e dentina, che ricoprono e proteggono il corpo dei pesci: togliere le s. a un pesce; s. dorate, argentate, iridescenti; in zoologia, in base alle diverse caratteristiche, si distinguono s. placoidi, ganoidi, cicloidi, ctenoidi (v. le singole voci).

 

Le scaglie quindi sono quelle lamella rigida che ricopre la pelle dei pesci a scopo protettivo; originano direttamente dal derma e la loro conformazione permette di mantenere elasticità e flessibilità di movimento all’animale.

 

Hai mai provato a cucinare un pesce pescato di fresco? Ecco, le scaglie sono quegli affarini piccoli attaccati alla sua pelle che devi togliere per bene (e che verranno sparsi per tutta la cucina).

 

Data la loro forma, per estensione si parla di scaglie anche quando abbiamo a che fare con armature e corazze antiche.

 

Quindi, per ricordarla in maniera semplice, le scaglie sono quelle dei pesci.

 

Paco Joss on Unsplash

 

 

SQUAME

Le squame, invece, sono tutt’altra cosa.

 

La Treccani riporta:

squama (tosc. squamma) s. f. [dal lat. squama]. – 1. a. In zoologia, ciascuna delle formazioni tegumentarie, di diversa origine, che rivestono la superficie del corpo di alcuni vertebrati e invertebrati: nei rettili, in alcuni mammiferi (per es., armadilli e pangolini) e negli uccelli sono di origine epidermica e costituite da sostanza cornea.

 

L’origine fisica delle squame è molto diversa da quella delle scaglie: queste, a differenza delle scaglie dei pesci (come abbiamo appena visto, di origine dermica e ossificate) sono di origine epidermica, il che significa che lo strato esterno della cute si ipercheratinizza, dando origine a una zona molto resistente agli agenti esterni.

 

Per fare degli esempi pratici, vediamo le squame sul corpo dei serpenti e dei coccodrilli, ma anche sulle zampe degli uccelli oppure sulla coda dei topi.

 

Da qui deriva l’uso del verbo squamare per indicare una desquamazione della pelle umana, come ad esempio quando sta andando via l’abbronzatura (soprattutto se siamo stati poco previdenti con la crema solare) e perdiamo piccoli pezzi di pelle.

 

In questo caso, per ricordare le squame in maniera semplice, basta pensare ai serpenti o addirittura alle zampe di una gallina.

 

David Clode on Unsplash

 

 

E I DRAGHI?

Finché rimaniamo nel campo della zoologia, tutto procede liscio: la differenziazione è netta.

 

Peccato che nell’uso comune scaglie e squame vengano usate praticamente come sinonimi.

Non solo, la confusione peggiora quando si parla di scaglie/squame relativamente a non-animali: armature, disposizione di tegole sui tetti e così via.

 

C’è una probabile spiegazione a tutto ciò: se guardiamo l’etimologia di queste due parole, vediamo che scaglia ha origine germanica, mentre squama deriva dal latino.

Non a caso gli antichi romani si servivano come armatura della famosa lorica squamata, ovvero un’armatura a lamelle disposte appunto come le “squame di un pesce”. 

 

Scaglia è quindi una parola di origine non latina, entrata dopo nella nostra cultura; la differenziazione in zoologia di questi due termini è avvenuta solo successivamente.

 

Ecco spiegato perché nell’uso comune oggi si tende a scambiarle: l’unica norma che abbiamo è appunto quella che riguarda la distinzione in zoologia, ma per tutti gli usi traslati (armature, disposizione di tegole e via dicendo) sono accettate generalmente entrambe.

 

Ultima nota: i draghi.

 

Tecnicamente, in questo caso siamo nel campo della zoologia, ed essendo i draghi dei rettili il termine più corretto sarebbe squama.

Tuttavia, l’uso comune in libri, serie tv e videogiochi da sempre vede una netta preferenza per scaglie (ad esempio, nello libro Lo Hobbit di J.R.R. Tolkien o nel videogioco Skyrim): ormai questa consuetudine si è imposta talmente tanto che è impensabile correggerla.

Perciò, se parli di draghi, sentiti libero di scegliere cosa preferisci!

 

Saturnian on Wikipedia

 

QUINDI…

Ricapitolando, la norma linguistica standard prevede una distinzione netta solo quando siamo in campo zoologico:

 

SCAGLIE: pesci

SQUAME: rettili, uccelli, mammiferi

 

Ma quando allarghiamo il significato al di fuori degli animali, possiamo considerare corrette entrambe le varianti.

 

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La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

 

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