Come ti asciughi i capelli?

Da dove arriva il fon?

A meno di non avere i capelli cortissimi o addirittura rasati, uno degli apparecchi di cui oggi non possiamo assolutamente fare a meno è l’asciugacapelli

 

Non solo: deve essere un asciugacapelli che funzioni come si deve, rapido, delicato e possibilmente dotato delle più moderne tecnologie per la cura del capello. 

 

Non so tu, ma io, che porto i capelli piuttosto lunghi, ODIO quando dormo in un hotel o un bed and breakfast e mi ritrovo a disposizione soltanto quei mini aggeggini che sembrano giocattoli e non asciugherebbero nemmeno le sopracciglia.
(Quindi per evitarlo giro sempre con il mio asciugacapelli.)

 

Eppure…
fino alla fine del 1800 questo incredibile apparecchio non esisteva!
(Solo a pensarci vedo capelli spettinati e sento la cervicale che protesta vibratamente.)

 

Ma per quanto sia bello e soddisfacente avere una chioma in ordine e riuscire ad asciugarla senza impiegarci un’ora, l’argomento di oggi non è la cura dei capelli.

Oggi andremo a scoprire qual è la grafia corretta di fon, e per quale motivo una variante straniera è talmente usata da aver sviluppato una grafia alternativa, anche se esiste il perfetto corrispettivo italiano.

 

Entrano in gioco l’ortografia (ovviamente), l’etimologia… e persino il potere del posizionamento del marchio e del branding.

 

Perché, non dimentichiamolo: qui parliamo di tutte queste cose con un unico scopo, quello di migliorare la comunicazione online della tua azienda partendo dalla correttezza dei tuoi testi!

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E ora… andiamo a scoprire quale sia la forma corretta tra fon, phon e fono

 

 

 

FON

Come sempre, partiamo dalla nostra fedelissima Treccani:

asciugacapélli s. m. [comp. di asciugare e capelli]. – Apparecchio elettrodomestico, comunem. chiamato fon (forma italianizzata del ted. Föhn), che asciuga in breve tempo i capelli bagnati, convogliando su questi una massa d’aria, per lo più calda.

 

In italiano quindi abbiamo una parola inequivocabile e precisa per indicare questo elettrodomestico: l’etimologia è lampante, si tratta di una parola composta che mette insieme il verbo asciugare e la parola capelli.

Semplicissimo, tutto lineare.

 

Ma allora…

da dove è saltato fuori fon?

 

Per capirlo, dobbiamo tornare alla storia del fon stesso.

 

Come abbiamo visto all’inizio dell’articolo, l’asciugacapelli è stato inventato alla fine del 1800: per essere precisi, nel 1890 in Francia da Alexander Godefroy, proprietario di un salone di bellezza. 

Non assomigliava però a quelli di oggi: era un grosso aggeggio con con seduta, che consisteva in una cuffia collegata al tubo del camino di una stufa. Molto poco pratico.

 

Da lì, iniziò l’evoluzione.

 

Nel 1908 la ditta tedesca Sanitas produsse un modello di asciugacapelli denominato Foen, una variante grafica di Fön, ovvero un nome che rimanda quello del vento caldo Föhn (in italiano conosciuto come favonio), ma privo della h in modo da essere depositabile come marchio. 

 

Negli anni ‘30 questo marchio venne rilevato dall’azienda tedesca AEG, che aumentò la diffusione di questo asciugacapelli a tal punto che le persone, sia in Germania che in Italia, iniziarono a chiamare tutti gli asciugacapelli “fon.

 

Siamo di fronte a un fenomeno ben preciso, un processo metonimico (il nome del marchio per l’oggetto) che avviene quando il posizionamento del marchio è talmente forte che, nell’uso comune, quest’ultimo viene adottato nel linguaggio quotidiano per indicare un particolare prodotto o categoria di prodotti.

 

È accaduto ad esempio con lo scotch, i post-it, il borotalco e persino il mocio: tutti questi nomi in realtà sono marchi! Lo scotch ad esempio è il nastro adesivo trasparente della 3M Company, la stessa azienda che produce i post-it, ovvero quei particolari foglietti gialli con un lato adesivo; il mocio è un marchio registrato Vileda e così via.

 

Quindi, ecco spiegata l’origine (e la prepotenza!) della parola fon nella lingua italiana: un’italianizzazione del marchio tedesco Fön, attestata dai dizionari a partire dagli anni ‘60.

 

Esiste anche la variante fono, ma si tratta di una variante regionale (Lombardia e Toscana), usata in contesti familiari, per cui l’uso nella lingua scritta è decisamente sconsigliato.

 

Katarzyna Kos on Unsplash

 

 

 

PHON

Fin qui, tutto semplice: asciugacapelli e fon sono entrambi termini corretti e presenti nei dizionari, dovuti alla storia che abbiamo appena visto.

 

Eppure, se cerchiamo su Google, si verifica un fatto curioso:

  • asciugacapelli: 7.590.000 risultati
  • fon: 947.000.000 risultati
  • phon: 19.600.000 risultati

 

Da dove sbuca phon? E perché ha così tanti risultati, più del correttissimo e italianissimo asciugacapelli… anche se in realtà di fatto è una grafia scorretta?

 

Si tratta di una variante impropria, nata perché la parola fon viene percepita come straniera: la maggior parte dei parlanti, però, non coglie l’origine tedesca e suppone che abbia origine inglese, lingua nella quale l’uso della grafia ph- è frequentissimo.

 

Peccato che in inglese asciugacapelli si dica hairdryer.

Phon in inglese non esiste.

 

O meglio, esiste, ma non in relazione ai capelli: è attestato solo ed esclusivamente con il significato di “unità di suono”.

 

Quindi, di fatto, scrivere phon in italiano per indicare un asciugacapelli è un errore!

 

Tuttavia, alcuni dizionari molto di recente hanno iniziato ad accogliere questa forma come variante di basso uso e meno giustificata (Treccani online, GRADIT); alcuni (Zingarelli 2018, Garzanti 2018) la accolgono semplicemente come variante.

 

Joshua Hoehne on Unsplash

 

 

QUINDI…

La parola ASCIUGACAPELLI è indubbiamente corretta, così come la variante FON: sono entrambe attestate e la loro origine etimologica è chiara e motivata.

La grafia PHON, per quanto oggi sia molto diffusa, rimane impropria poiché è figlia di un errore: il consiglio della Penna Rossa è quello di NON usarla mai, ma di preferire fon e asciugacapelli.

 

ASCIUGACAPELLI: sì
FON: sì

PHON: no, variante impropria
FONO: no, variante colloquiale

 

Ora tocca a te!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

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CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

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MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

Sara Giovine (redazione Consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca), I capelli si asciugano con il fon, il fono o il phon?, sito dell’Accademia della Crusca, 20 novembre 2018
https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/i-capelli-si-asciugano-con-il-fon-il-fono-o-il-phon/1571

 

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