Ne vuoi un po’?

Ah, questi accenti!

Ne abbiamo parlato più e più volte, eppure il discorso degli accenti sembra non esaurirsi mai. 

Ci vanno o non ci vanno? Acuti o gravi? E quando invece ci vuole un apostrofo?

 

Su qui e qua l’accento non va, su fa non ci vuole mai, su a volte sì e a volte no… a volte sembra di essere in un enorme, infinito labirinto con trappole a ogni svolta.

 

Ecco perché io sono qui per te ogni lunedì: per esaminare queste trappole una per una e disinnescarle… prima che facciano danni nei testi della comunicazione online della tua azienda, distruggendo la loro efficacia a suon di refusi!

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Torniamo ai nostri simpatici accenti: perché sembrano così complicati a volte?

 

L’accento è, secondo la Treccani:

 

 “Il rafforzamento o elevazione del tono di voce con cui si dà a una sillaba maggior rilievo rispetto ad altre della stessa parola, della stessa frase o dello stesso verso.”

 

Riguardo all’ortografia, ora stiamo parlando di un segno grafico ben preciso che in italiano troviamo solo sull’ultima lettera di una parola (ovvero, in termini da linguista, nelle parole tronche, quelle che appunto hanno l’accento sulla vocale finale, come lunedì, città, poiché).

 

In italiano, questo accento può essere di due tipi: 

  • Grave; per ricordartelo, puoi immaginarlo come “quello che scende” verso il basso, come in caffè
  • Acuto; quello che “sale” verso l’alto, come in perché.

 

Spesso l’accento ha valore distintivo, ovvero distinguere una parola da un’altra: pensa a di/dì (ne abbiamo parlato QUI) o a da/dà (ne abbiamo parlato QUI).

L’accento in questi casi serve a distinguere tra loro parole omografe, ovvero che si scrivono allo stesso modo ma che hanno significati diversi.

 

Oggi esaminiamo un altro di quesi casi: quando si scrive ne, quando si scrive e perché *nè è sempre e comunque sbagliato!

 

Thought Catalog on Unsplash

 

NE

Primo caso di oggi: ne senza accento.

 

Questa parola deriva dal latino inde, e può essere avverbio o pronome, a seconda di come viene utilizzata.

 

  • Avverbio

Come avverbio di luogo, serve per esprimere allontanamento da un luogo o da una situazione.

Ne siamo usciti vivi per miracolo.
Se ne è andato in fretta e furia.
Se entriamo qui… non ne usciamo più.

 

  • Pronome

Come pronome, si usa al posto delle forme di ciò, da ciò, di questo, da quello ecc.

Ne parliamo domani.
Ne sono rimasti solo due.
Ne prendo tre.

 

Infine, in alcuni casi, ne si usa per intensificare l’azione espressa da alcuni verbi intransitivi nelle costruzioni fatte con i pronomi personali atoni mi, ti, si, ci, vi.

Me ne stavo tranquillo, quando squillò il telefono.
Se ne sta là tutto altero.

 

Vedi? In nessuno di questi casi serve l’accento!

Trent Erwin on Unsplash

 

Ed eccoci arrivati al secondo caso: il con l’accento…

… che mi raccomando, va sempre e solo acuto, MAI grave: * è sempre un ERRORE da non fare mai, altrimenti bacchettate!

 

deriva dalla negazione latina nec, ed è una congiunzione copulativa che significa “e non”.

Può essere usato “da solo” per unire due frasi negative, oppure in forma ripetuta in una frase negativa per unire due parole che hanno lo stesso valore sintattico.

 

Non devi pensare né supporre, solo eseguire.
Non bevo né Coca Cola né Fanta.
Non mi fa né caldo né freddo.
Non voglio né giallo né viola in cucina.

 

In poche parole, quando si tratta di negare qualcosa, il vuole l’accento… e che sia quello acuto!

ThisisEngineering RAEng on Unsplash

 

QUINDI…

Ricapitolando quel che abbiamo visto oggi:

 

NE

pronome o avverbio (quindi quando sta al posto di qualcos’altro)

congiunzione che significa “e non”

*NÈ

ERRORE!

 

In fin dei conti, non è così complicato!

 

Ora tocca a te!

 

Prova e riprova, scrivi e riscrivi… e prova a leggere ad alta voce: come ti sembra? Non aver paura di  fermarti a pensare anche sulle cose che ti sembrano così piccole come un accento: nell’insieme, saranno quelle che faranno la differenza!

 

Sei impaziente di metterti alla prova?

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

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CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

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MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

 

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