Le maiuscole

Attento alla prima lettera! 

Guarda con attenzione il titolo di questo paragrafo, concentrandoti sulla prima e sull’ultima lettera: sono entrambe a, ma sono segni grafici inequivocabilmente diversi.

 

La prima è in forma maiuscola, la seconda minuscola: siamo talmente abituati a vederle e a considerarle praticamente equivalenti che spessissimo non ci facciamo minimamente caso; eppure, se a vederle fosse una persona abituata a scrivere e leggere in un altro alfabeto (magari in quello arabo, o ebraico, o georgiano e via dicendo) e le vedesse per la prima volta, sicuramente non le assocerebbe allo stesso suono.

 

Prova a pensare: tutti noi, da bambini, prima abbiamo imparato a scrivere l’alfabeto maiuscolo, perché più semplice da tracciare, poi quello minuscolo.

 

Oppure, se ti sei diplomato al liceo classico (come me – ah, che meraviglia la letturatura greca e latina!) ricorderai benissimo di come, per riuscire ad affrontare le versioni di greco, tu abbia dovuto imparare l’alfabeto greco in entrambe le forme, maiuscola e minuscola, e di come alcune lettere non siano di così immediata associazione.

 

Due forme, stesse lettere: potremo forse usarle a caso?

Ovviamente, no.

 

In alcuni casi è semplicissimo decidere se ci vuole una lettera maiuscola o una minuscola, in altri non è così immediato… ed ecco che i refusi fioccano!

 

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E ora…

Andiamo a scoprire quando ci vuole la lettera maiuscola e quando assolutamente no!

 

Ilnur Kallimullin on Unsplash

 

QUANDO LA MAIUSCOLA CI VUOLE

Storicamente, i caratteri maiuscoli che noi conosciamo sono nati ben prima dei minuscoli: hanno origine epigrafica e derivano direttamente dal carattere lapidario romano, conosciuto anche come capitale monumentale; pensa ad esempio alle scritte presenti sulla Colonna Traiana. 

Si tratta quindi di lettere che venivano incise nella pietra, motivo per cui i tratti sono netti e il più possibile dritti: la forma delle grazie, i “trattini terminali” di ogni linea che ancora oggi caratterizzano i font chiamati appunto “graziati”, derivano proprio dal tipico segno che lo scalpello lascia sulla pietra.

 

I caratteri minuscoli arrivarono soltanto molto più tardi: poiché erano cambiati gli strumenti di scrittura (non più scalpello e pietra, ma calamo e inchiostro), la scrittura si fece più veloce e le lettere mutarono forma.

Il primo esempio illustre fu la minuscola carolina, che vide la luce all’interno del grande progetto culturale promosso da Carlo Magno nel 800 dC.

 

Oggi i tipi di carattere sono tantissimi e variegati, ma la distinzione tra maiuscole e minuscole permane: ma quali sono le regole per usarle correttamente?

 

Partiamo dal primo caso: quando ci vuole la lettera maiuscola?

 

1. A inizio frase; che sia la prima in assoluto oppure dopo un punto (fermo, interrogativo o esclamativo).

Esempi: Ho finito di leggere il primo volume della saga. Ora posso iniziare il secondo.

2. All’inizio di una battuta di discorso diretto.

Esempi: Frodo disse: “L’Anello è mio!”.

 

3. Nei nomi propri di persona o animale.

Esempi: La gatta di Valérie si chiama Regina.

 

4. I nomi di luogo geografico, sia reali che inventati.

Esempi: Asti, Polonia, Gondor, Hogwarts, Europa

 

5. I nomi delle festività, sia religiose che laiche.

Esempi: Natale, Pasqua, Primo maggio, Yule, Hanukkah

 

6. I titoli di libri, film, canzoni, dipinti (ma sola la prima parola; le altre vogliono l’iniziale minuscola).

Esempi: I promessi sposi, Harry Potter e la pietra filosofale, La bella addormentata nel bosco, Il cielo in una stanza.

 

7. Le sigle.

Esempi: FAI (Fondo Ambiente Italiano), ASL (Azienda Sanitaria Locale)

 

8. Per alcuni nomi comuni che indicano un’istituzione o un organismo pubblico, per distinguerli dagli omografi di significato generale.

Esempi: Stato (nazione) / stato (condizione)
Chiesa (istituzione) / chiesa (edificio)
Paese (nazione) / paese (piccolo insediamento)

Samir Bouakedi on Unsplash

 

QUANDO LA MAIUSCOLA NON CI VUOLE

Esistono invece dei casi in cui la maiuscola proprio non ci vuole: so che a volte magari sei tentato di scriverla, vuoi per influenza delle consuetudini inglesi, vuoi perché a sentimento la metteresti… ma non lasciarti ingannare!

1. Giorni della settimana, nomi dei mesi.

Esempi: gennaio, agosto, martedì, sabato

2. Stagioni.

Esempi: primavera, estate, autunno, inverno

 

3. Valute, sia reali che inventate.

Esempi: euro, dollaro, yen, eurodollari, fiorino

 

4. Religioni (e i loro praticanti), ideologie, correnti di pensiero.

Esempi: cristianesimo, cristiani, buddismo, musulmano, marxismo, cubismo

 

5. Nomi comuni di istituzioni seguiti dal nome proprio del luogo (questo però va scritto maiuscolo).

Esempi: comune di Roma, questura di Milano, tribunale di Genova

6. Settori, reparti o uffici di aziende pubbliche o private

Esempi: reparto marketing, direzione generale, ufficio stampa

Rae Tian on Unsplash

 

QUINDI…

Oggi abbiamo visto insieme il prontuario dei casi più comuni dove è importante sapere scegliere se la parola vuole l’iniziale maiuscola o minuscola…

 

Ma non è finita qui.

 

In realtà, i casi da analizzare sono molti di più: se ci addentriamo nella storia, nella geografia e nei meandri dei titoli delle varie opere di ingegno scopriamo che le cose a cui fare attenzione sono davvero moltissime.

 

Ad esempio, scriviamo i Romani e intendiamo il popolo antico; ma se scriviamo romani stiamo parlando degli attuali cittadini della città di Roma.

Oppure, scriviamo che la terra trema e il sole splende… ma in un testo che parla di astronomia e corpi celesti parleremo di Terra e Sole.

 

Ma sarebbe troppo per un unico articolo, e gli schemini nozionistici lunghi pagine e pagine sono noiosi per chiunque. Perciò, ho deciso di preparare per te degli articoli tematici di approfondimento, più facili da consultare in caso di bisogno e più agevoli da leggere.

Quindi, occhi aperti e non perderteli, nelle prossime settimane!
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Infine, un appunto: la regola della consapevolezza è sempre valida. Significa che se io che scrivo VOGLIO usare le maiuscole in maniera non convenzionale, magari per mettere in risalto qualcosa, posso farlo.

 

Ad esempio, noi Sarti parliamo sempre di Clienti Su Misura (quelli che tutti dovrebbero volere) e di Clienti A Caso (quelli che tutti dovrebbero evitare): usiamo le maiuscole perché si tratta di una nostra locuzione distintiva, che indica qualcosa di molto ben preciso.

 

E lo scriviamo sempre così!

 

Quindi, come sempre: sii molto attento a quello che scrivi, chiediti come e perché lo stai scrivendo… e se sei in dubbio, tieni sempre un dizionario a portata di mano!

 

Ora tocca a te!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

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BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

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D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

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