Il plurale dei nomi in -io

Plurali che variano

Hai mai notato che armadio al plurale diventa armadi… mentre zio diventa zii?

Oppure, hai mai visto una dicitura bizzarra come principj o serî per indicare rispettivamente un gruppo di leggi e regole e dei signori dall’atteggiamento grave e compito?

 

Probabilmente, avrai fatto caso alla prima questione, ma non alla seconda (a meno che tu non sia avvezzo a sfogliare libri non moderni): in ogni caso, tutto ciò fa capo a una medesima questione.

 

Il plurale dei nomi in -io!

 

Le particolarità di questa tipologia di plurale sono tre:

 

  1. Può richiedere una sola -i
  2. Può richiedere due -i
  3. In passato non solo la differenza non era così netta, ma poteva formarsi anche con -j o oppure î!

 

Può sembrare una questione complicata con molte varianti, vista così; intanto, ti dico subito che, almeno nelle grammatiche moderne, la differenza dipende dall’accento.

 

La cattiva notizia è che in italiano non scriviamo mai l’accento tonico delle parole (a meno che non cada sull’ultima sillaba)…

La buona è che questa volta la pronuncia ci viene comunque in aiuto!

 

Prova a pensare:

 

leggeresti zi e zii allo stesso modo?

 

No. Il che vuol dire che con un po’ di attenzione possiamo evitare gli errori…

 

… che è proprio quello che vogliamo fare quando scriviamo i testi per la comunicazione online della nostra azienda!

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E ora…

andiamo a scoprire come funziona il plurale dei nomi in -io!

 

 

 

PLURALE CON UNA O DUE I?

Oggi, il plurale delle parole terminanti in –io ha solo due varianti:

  • i
  • ii

 

Esempi: Zii, armadi, omicidi, addii

 

Da cosa dipende la scelta dell’una o dell’altra?

Dalla posizione dell’accento.

 

 

CASO 1

Se l’accento cade sulla i di -io (che quindi è tonica), il plurale vuole due i.

 

Esempi: Formicolìo -> Formicolii
Zìo -> Zii
Leggìo -> Leggii
Addìo -> Addii

 

CASO 2

Se la i di -io non ha l’accento (e quindi non è tonica), il plurale vuole una sola i.

 

Esempi: Armàdio -> Armadi
Benefìcio -> Benefici
Princìpio -> Principi
Augùrio -> Auguri

 

Vedi? Non ci sono dubbi, non ci sono incertezze: tutte le grammatiche odierne sono concordi sul funzionamento di questa regola.

 

E allora…

da dove possono nascere gli errori?

 

 

 

UN PO’ DI STORIA 

La grammatica e l’ortografia sono vive, in quanto parte di un organismo vivente, la lingua: perciò negli anni cambiano e si evolvono.

 

Tendenzialmente, una delle principali spinte a questa evoluzione è quella della semplicità: la lingua tende a evolversi preferendo le varianti più semplici e funzionali, eliminando regole inutilmente complicate.

 

La regola che stiamo prendendo in esame deriva esattamente da qui: è una semplificazione.

 

Devi sapere, infatti, come abbiamo accennato nell’introduzione, che in passato i modi per scrivere un plurale in -i erano più numerosi.

 

Tanto per cominciare, fino ad anni abbastanza recenti la doppia -ii “alla latina” era molto più diffusa: non era raro trovare parole come adulterii, ufficii, pescatorii, augurii, binarii; tutte parole che oggi scritte in questo modo sono da considerare scorrette.

 

Ma non solo: andando ancora più indietro negli anni, troviamo anche grafie come -j (che se viene detta “i lunga” un motivo ci sarà) e persino -ij, dando origini a grafie come ufficij, studj, avversarj.

 

Per fortuna…

oggi queste grafie sono del tutto cadute in disuso!

 

Gli unici dubbi in merito a questa questione possono sorgere in caso di alcune coppie di parole, di cui una delle due terminante in -io, che al plurale diventano omografe e si distinguono solo grazie alla diversa pronuncia.

 

Esempi: Principe e principio -> principi (ovvero, prìncipi e princìpi)
Condomino e condominio -> condomini (ovvero, condòmini e condomìni)
Arbitro e arbitrio -> arbitri (ovvero, àrbitri e arbìtri)

 

In questi casi, può venire la tentazione di aggiungere una i nel plurale della parola in -io: principii, condominii e arbitrii.

 

I dizionari non condannano del tutto questa grafia, perché una minima variazione in questi specifici casi è ancora contemplata, anche se dà al testo una patina di “antico” e ricercato.

 

Nel dubbio, quindi, a meno che tu non stia ricercando proprio quell’effetto, ti consiglio di non usarla.

QUINDI…

La regola che abbiamo imparato oggi è molto semplice:

 

Parola che finisce in -IO con accento sulla I:

plurale -II

Parola che finisce in -IO senza accento sulla I:

plurale -I

 

Come sempre, in caso di dubbio, il vocabolario rimane il tuo miglior amico!

 

Ora tocca a te!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

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BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

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EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

Gheno V., La verità, vi prego, sul plurale dei termini in -io, redazione Accademia della Crusca, 11 maggio 2012, consultabile al link https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/la-verit%C3%A0-vi-prego-sul-plurale-dei-termini-in-io/

 

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