“Una tantum”: lo usi nel modo giusto?

“Una tantum” non vuol dire “ogni tanto”!

Quante volte hai trovato testi che cercavano di darsi importanza usando i latinismi…

ma in modo SBAGLIATO, finendo per farsi bollare come ignoranti e superficiali?

 

Troppe.

 

E scommetto che invece tu vuoi evitarlo a tutti i costi… o almeno dovresti, se vuoi che i testi per la comunicazione online della tua azienda servano per attirare clienti e non per spingerli tra le braccia della concorrenza.

 

Brutture come una tantum usato con il significato di “ogni tanto”, out out al post di aut aut, curricula per indicare il plurale di curriculum (di questo in particolare ne abbiamo parlato in QUESTO ARTICOLO) purtroppo abbondano.

 

Ma sono SBAGLIATE e si meritano le BACCHETTATE!

 

In primo luogo, i latinismi andrebbero usati solo se strettamente necessari, quindi per prima cosa devi pensare ai tuoi lettori/clienti: 

Sono un pubblico di lettori colti?
Comprendono e usano abitualmente questo tipo di linguaggio?

 

Se la risposta è no…

dimenticati i latinismi ora, perché non faranno altro che allontanarli.

Perché i tuoi testi siano efficaci, devi identificare i tuoi Clienti Su Misura e il loro modo di pensare e di vedere il mondo… per poter imparare a comunicare con loro usando il loro linguaggio.

 

Se la risposta è sì…

è fondamentale che tu usi questo tipo di espressioni in maniera corretta e consapevole, per non farti cogliere in fallo e additare come superficiale e inaffidabile (ovvero, una persona da cui non spendere i propri soldi).

 

Perciò, oggi vediamo insieme l’espressione una tantum, che viene usata anche nel linguaggio quotidiano… troppo spesso in modo sbagliato.

 

Purtroppo, gli errori quando scriviamo sono sempre dietro l’angolo: ma quando si tratta della comunicazione online della tua azienda non puoi fare finta di niente! Devi sapere quali sono gli errori da non fare mai ed evitarli, se vuoi che la tua comunicazione sia efficace.

Quindi, per prima cosa, se ancora non l’hai fatto, CLICCA QUI per iscriverti alla newsletter e scoprire come scrivere bene i tuoi testi per renderli perfetti magneti attira-clienti! 

 

Ora…

Sei pronto?

 

Andiamo a scoprire cosa vuol dire e come si usa una tantum!

 

UN PO’ DI STORIA

Abbiamo definito questa espressione un latinismo… ma sapevi che in realtà deriva da un errore?

 

Infatti, non viene ripresa dal latino antico, ma dal latino moderno, se non addirittura uno “pseudolatino” usato nel gergo giuridico.

 

Nasce come formula giuridica formata da una, ellissi per “una volta”, e tantum, “soltanto” e si riferisce a una concessione straordinaria o a un obbligo da rispettare una sola volta.

 

Tuttavia…

la troviamo nei dizionari di italiano solo a partire dal 1942.

 

Non solo: secondo le regole della grammatica latina classica, l’espressione così com’è non avrebbe senso di esistere! Soltanto un giurista poco ferrato in latino avrebbe potuto scriverla.

 

Perciò, come è nata questa espressione?

L’Accademia della Crusca ha indagato, andando a ritroso nel tempo e ricostruendo la storia di questo errore.

 

  • Nel ventennio fascista, una tantum ricorreva molto spesso nelle delibere pubblicate sulla “Gazzetta Ufficiale”.

 

  • Nel 1875, Marco Minghetti, precettore di Margherita di Savoia, scrisse in una relazione sul bilancio dello Stato riguardo a una “spesa fatta una tantum vice” (vice significa “volta”).

 

  • Nel Seicento, troviamo nel testamento di Sebastaino Fontana, discendente di un’illustre famiglia di architetti, l’espressione “una vice tantum” per differenziare i lasciati con carattere vitalizio da quelli elargiti una volta soltanto.

 

  • Nel 1499 troviamo il punto cruciale: nei Diari dello storico veneziano Marino Sanuto il Giovane troviamo l’espressione “pro una vice tantum”, usata per registrare un’indulgenza plenaria ottenuta da papa Alessandro VI.

 

Ed ecco finalmente l’espressione corretta mutuata dal latino:

 

pro una vice tantum 

ovvero

per una volta soltanto.

 

La nostra espressione una tantum quindi deriva dal latino ecclesiastico, dove compariva in forma ben più elaborata.

I secoli e l’usura tipica delle formule, che vengono sentite sempre più distanti e complesse, perché i parlanti (e gli scriventi) si limitano a ripeterle meccanicamente anche quando non ne comprendono esattamente il significato, hanno portato alla semplificazione.

 

Così, prima è caduto “pro”, poi “vice” è stato spostato in fondo e infine è caduto anche lui.

 

Perciò, oggi ci ritroviamo un’espressione cristallizzata, tecnicamente inesatta dal punto di vista della grammatica della sua lingua di origine, ma corretta dal punto di vista della grammatica italiana.

 

Ma come si usa correttamente in italiano?

 

 

 

ERRORI DA NON FARE

Andiamo a vedere quello che dice la Treccani:

 

Una tantum – 1. Locuzione parzialmente lat. (una è prob. ellissi di una volta) che significa «per una volta soltanto». Si adopera soprattutto nel linguaggio giur., amministr. e burocr., con funzione di agg. e avv., per indicare un pagamento (a titolo di compenso, di gratifica, di indennità, di assolvimento di un obbligo, ecc.), di solito a carattere straordinario, che viene fatto mediante una determinata somma senza obbligo di ripeterlo, escludendo perciò ogni carattere periodico e continuativo: dare una gratifica una tantum ai dipendenti; lo ha compensato una tantum, con mille euro, per le consulenze svolte. Nell’uso fiscale, ma anche corrente, è com. come s. f. per indicare una tassa, una sovrimposta o un contributo straordinarî, limitati a una volta soltanto: imporre un’una tantum sull’assistenza sanitaria; pagare l’una tantum per la macchina.

 

In sostanza: una tantum, oggi, ha un solo significato:

 

una volta soltanto.

 

Si usa per indicare qualcosa che accade o va fatto una sola volta.

Vediamo qualche esempio pratico:

 

  • Per l’attivazione del contratto dell’energia elettrica, bisogna pagare una tantum la quota di attivazione.
  • Per cambiare piano telefonico, devi pagare 29 € una tantum e poi 14,90 € al mese.

 

Perciò…

non usare MAI questa espressione con il significato di “ogni tanto”: sarebbe un bruttissimo errore da BACCHETTATE!

QUINDI…

Quest’espressione ha una lunga storia, e ha già subito una storpiatura, prima di attestarsi nella forma che oggi conosciamo.

La cosa fondamentale da ricordare se vuoi usarla nei tuoi testi è una sola:

 

UNA TANTUM

significa

UNA VOLTA SOLTANTO

 

Mi raccomando: non usarlo MAI per tentare di dire “ogni tanto”.

 

Ora tocca a te!

 

Cura i tuoi testi, scegli le parole con cura e trasformali nella tua carta vincente per conquistare i tuoi Clienti Su Misura: non solo leggeranno avidamente tutto quello che scrivi, ma te ne chiederanno altri… e diventeranno tuoi fan, dimenticando la concorrenza!

Vuoi scoprire come la Comunicazione Su Misura porterà la tua azienda al successo?

 

Allora non aspettare: 

è uscito da pochissimo il SECONDO libro del Sarto: COMUNICAZIONE SU MISURA: la STRATEGIA DIGITALE che porta la tua azienda al SUCCESSO!

Sei pronto a imparare le tecniche del Sarto per impostare la strategia in grado di portare alla tua azienda il fatturato che hai sempre sognato?

 

Clicca qui per acquistare subito la tua copia!

 

E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CARRADA L., Paroline & Paroloni; Zanichelli, Bologna 2018.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

PENSATO R., Manuale di bibliografia, Editrice Bibliografica, Milano 2007.

SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

SCALA F., SCHIANNINI D. (a cura di), Piccolo manuale di editing, Modern Publishing House, Milano 2009.

SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

 

SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

 

Richiedi la consulenza GRATUITA del Sarto

Fai click qui!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.