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Il prefisso in- è sempre negativo?

Un prefisso, due serie di parole

Perché si dice inutile per identificare una cosa non utile… 

ma infiammabile NON indica una cosa che non si infiamma?

 

L’argomento per l’articolo di oggi viene da un commento che è arrivato qualche giorno fa sotto un vecchio articolo (quello dedicato a “Tavolo o tavola?” che trovi cliccando QUI).

 

Effettivamente, si tratta di una questione legittima e più interessante di quel che si possa pensare!

 

Il protagonista è il prefisso in-, una particella che troviamo all’inizio di molte parole italiane.

Inutile, indifeso, inorganico, insano e via dicendo: le prime che ci vengono in mente, di solito, sono tutte parole in cui in– indica una negazione.

 

Tuttavia…

se continuiamo a cercare, troviamo parole come infiammabile, ingelosirsi, incorporato e via dicendo.

 

Come vedi, in questi casi non c’è nessuna negazione: anzi, per quanto riguarda infiammabile, è proprio il contrario!

 

Significa che l’oggetto può prendere fuoco, non che è ignifugo!

 

Ti immagini il caos che si scatenerebbe se scambiassimo queste due parole? Una tragedia.

 

Ecco perché quando scriviamo dobbiamo sempre fare la massima attenzione alle parole che usiamo: non possiamo rischiare di creare confusione mandando un messaggio sbagliato.

Specialmente se si tratta della comunicazione online della tua azienda!

 

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E ora… andiamo a scoprire perché la particella in– ha due significati diversi e quali sono!

 

 

 

IN-: “DENTRO”/AZIONE

Da quale dei due significati partiamo? 

Dal primo che troviamo sul vocabolario:

 

in-1 [lat. ĭn-]. – 1. Prefisso verbale di molte parole derivate dal latino o formate in epoca posteriore. Ha in genere funzione derivativa, serve cioè alla formazione di verbi tratti da aggettivi (aridoinaridire, tenerointenerire), da sostantivi (fiammainfiammare, catenaincatenare), o da altri verbi, nel qual caso la derivazione è per lo più avvenuta già in latino e il prefisso conserva il valore della prep. lat. in «dentro» (indurre, influire, infondere, ecc.), significato che può avere anche in alcuni derivati da sostantivi (incarcerare, inalveare, incassare, ingabbiare, ecc.). 

 

L’origine di questo prefisso è dunque latina, dove significava “dentro”.

 

Ha una funzione ben precisa: serve per formare nuovi verbi parasintetici, combinandosi con un aggettivo o un sostantivo.

 

Questi verbi possono essere già presenti in latino, oppure essersi formati più di recente.

 

Inoltre, è da notare che il prefisso in-, in questo tipo di formazione di nuovi verbi, indica l’avvenire di un’azione:

 

Esempio: fiamma → infiammare
(da cui deriva poi l’aggettivo infiammabile che abbiamo nominato all’inizio dell’articolo)

geloso ingelosirsi, agg. ingelosito

 

In secondo luogo, in- si può unire a un verbo e per dare origine a un altro verbo: in questo caso, in- conserva il suo significato originario di “dentro”.

Anche in questo caso, la derivazione può essere già avvenuta in latino (ed è la maggioranza dei casi), oppure trattarsi di una formazione moderna.

 

Esempi: indurre (da in + ducere, “condurre in”)
infondere (in + fondere)

 

Inoltre, esistono anche casi in cui il significato di dentro viene mantenuto in derivati originati da sostantivi + in:

 

Esempi: ingabbiare, incassare

 

Ma non finisce qui: a volte in– si camuffa!

 

Cosa significa? Che quando in– si unisce a parole che iniziano con determinate lettere muta.

 

  • Parole che iniziano con l, m, r: La n muta nella lettera che segue.

Esempi: in + luminare: illuminare
in + raggiare: irraggiare

 

 

  • Parole che iniziano con b, p: la n si trasforma in una m.

Esempi: in + borghese: imborghesirsi
in + palo: impalare

 

  • Parole che iniziano con s + consonante: la n può scomparire, oppure conservarsi.

Esempi: in + struere (struere = costruire) → istruire
in + strada instradare

 

Ma quando invece in- assume significato di negazione?

 

 

 

IN-: MANCANZA

Passiamo quindi al secondo significato, che sul dizionario ha una voce tutta sua:

 

in-2 [lat. ĭn-, corrispondente al gr. ἀ- privativo (v. a-2), ambedue da un originario *n̥-, forma alternante, a grado zero, della negazione ne]. – Prefisso negativo presente in molte parole derivate dal latino o formate in epoca posteriore, di solito aggettivi, o sostantivi derivati da questi (inabileinabilità, inconsistenteinconsistenza). Si premette ad aggettivi (utileinutile, visibileinvisibile), oppure a participî presenti o passati (coerenteincoerente, compresoincompreso), talora a un tema verbale (inconsutile, lat. inconsutĭlis, comp. di in– e tema di consuĕre «cucire»), più raramente a sostantivi (incoloro, inodoro, insaporo, da colore, odore, sapore). Come nel prefisso precedente, davanti a parole che cominciano con l-, m-, r-, la n si assimila (illogico, immortale, irregolare), ma si può avere in antichi testi una grafia non assimilata (inlogico, inmobile, inragionevole); davanti a b– e p– si cambia in m (imbelle, impotente); non cade mai, invece, davanti a s + cons. (inscusabile, inscrutabile). Talora il prefisso esprime, più che semplice negazione, contrarietà, opposizione (infame, infelice, insano, immondo). In alcuni composti, infine, ha valore privativo (imberbe, implume, inerme, inerte, ecc.).

 

Quindi, ora abbiamo a che fare con un significato di mancanza, privazione, contrarietà od opposizione, perché di fatto è una parola a sé, con un’origine diversa rispetto all’in- visto nel paragrafo precedente.

 

Anche in questo caso, possiamo avere:

 

  • Parole derivate direttamente dal latino
    Esempio: inutile, insano

 

  • Parole formate in tempi più recenti
    Esempi: inorganico, inconsapevole

 

Il secondo elemento della parola può essere un aggettivo, un sostantivo, un participio presente o un participio passato:

Esempi: inelegante, inesperienza, indifeso, incurante

 

E, indovina…

anche qui a volte ci sono delle mutazioni della n, negli stessi casi e con le stesse modalità descritte prima.

 

Esempi: logico → illogico
possibile → impossibile
potente → impotente
regolare → irregolare

 

 

QUINDI…

Infiammabile vuol dire “che si infiamma” e non “che non si infiamma” perché il prefisso in-, a seconda della sua origine, ha sue usi e significati diversi.

  • In- con significato di dentro oppure di un’azione che si compie
  • In- con significato di mancanza, negazione

 

Quindi, occhio a non confonderli mai!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

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