Chiudi

“A gratis” è corretto?

Dal latino a WhatsApp

 

  • Una parola di uso quotidiano
  • Storia di una parola
  • Varianti, regionalismi ed errori

 

Sapevi che gratis arriva direttamente dal latino?
Ma soprattutto…

Tu, come lo scrivi?

 

Gratis è una parola diffusissima oggi: la pronunciamo, la scriviamo, la leggiamo.

 

Peccato che tante, tantissime volte venga storpiata in brutture da penna rossa.

 

A gratis, aggratis e via dicendo: scommetto che le hai presenti.
Ma spero che tu non le scriva MAI!

 

Se sei un imprenditore e fai comunicazione online, avrai a che fare molto spesso con la parola gratis: clienti che ti chiedono se un servizio è gratuito oppure no da un parte, e tu che proponi materiali/contenuti/servizi gratuiti dall’altra.

 

Noi Sarti la usiamo spessissimo, perché dare ai propri Clienti Su Misura dei contenuti fruibili gratuitamente è fondamentale per costruire un rapporto di fiducia, ovvero la base che serve non solo per acquisire clienti, ma soprattutto per mantenerli nel tempo.

 

Pensa ad esempio al nostro blog: tutte le nostre rubriche sono piene di consigli, suggerimenti e approfondimenti per imprenditori che vogliono far crescere la loro azienda grazie alla potenza della comunicazione online… e sono tutti gratis!

(Vuoi essere sicuro di non perdertene nemmeno uno? <u>CLICCA QUI e iscriviti alla newsletter!<u/>)

 

Quindi, gratis è per noi come per te una parola di uso quotidiano: ecco perché è fondamentale scriverla nel modo corretto, specialmente nei testi per la tua comunicazione.

E devi assolutamente evitare gli erroracci!

 

Perciò… andiamo a scoprire qual è il modo corretto di usare gratis… e se “a gratis” è corretto oppure no!

 

 

DA DOVE NASCE?

Iniziamo come sempre consultando il dizionario:

 

gràtis avv. [voce lat., forma contratta di gratiis, abl. pl. di gratia «grazia»]. – Gratuitamente, senza pagamento, senza compenso: lavorare, insegnare g.; la rivista si spedisce g. a tutti i soci; godersi g. uno spettacolo. Spesso rafforzato, spec. in frasi ironiche, dall’espressione latina et amore (Dei) «e per amore (di Dio)»: dare, fare qualcosa g. et amore (Dei).

 

Come vedi, così come abbiamo detto all’inizio dell’articolo, gratis deriva direttamente dal latino. 

Non è quindi un concetto moderno legato al marketing, o derivante dall’inglese come alcuni potrebbero pensare: è a tutti gli effetti una parola latina entrata in italiano.

 

Osservando la sua origine, ovvero la parola gratia, possiamo osservare come in latino il suo significato fosse qualcosa come “per i favori, grazie alle benevolenze”, e quindi successivamente si arriva al significato di “gratuitamente” così come lo intendiamo oggi.

 

Interessante da notare è anche l’uso nei modi di dire della parola grazia (legata semanticamente a gratis): magari non hai mai usato l’espressione latina, ma potrebbe esserti capitato di dire “faccio questa cosa per la grazia”, ovvero farla senza ricevere niente in cambio, oppure di “fare la grazia a qualcuno” quando si smette di esigere un qualcosa di dovuto.

 

Tornando a gratis: quando entra ufficialmente in italiano?

 

Nel Quattrocento la forma è già attestata, ma per trovarla effettivamente inserita nel vocabolario dobbiamo aspettare l’inizio del 1600 dove lo troviamo accanto alla voce “graziosamente”, e la fine del 1600 per trovarlo aggiunto in fondo alle voci “a grato” e “di grato”, con la definizione di “senza ricompensa”.

 

Tuttavia…

nell’Ottocento, anche a gratis inizia a comparire nei vocabolari!

 

 

VARIANTI O ERRORI?

Però, attento, ti freno subito: è vero che ho appena detto che a gratis entrò nei vocabolari, ma solo in quelli dialettali, in particolare piemontese, milanese e bergamasco.

 

Quindi, l’area di origine di a gratis fu il Settentrione: da lì però si diffuse in tutta la penisola, veicolata anche dall’uso che se ne faceva sui giornali.

 

Ma attenzione: non è MAI stato riconosciuto come italiano standard, ma sempre come tratto del parlato di livello popolare-incolto.

 

Perciò, tu non usarlo: a gratis è a tutti gli effetti un errore in italiano standard.

 

E allora, perché è così tanto diffuso, insieme alle forme aggratis e aggratisse (ugualmente errate, in quanto ancora più appartenenti a registri bassi)?

 

I motivi principali sono due:

 

  • L’analogia con altre espressioni semanticamente collegate, come
    a sbafo, a ufo, a scrocco, ma anche a pagamento

 

  • L’uso di espressioni popolari con finalità ironiche o alla ricerca di un’espressività particolare

 

Ed ecco svelato l’arcano!

 

 

QUINDI…

Ricapitolando: come dobbiamo comportarci quando scriviamo i testi per la comunicazione della nostra azienda?

 

Gratis: forma corretta nell’italiano standard

A gratis/aggratis/aggratisse: forme da evitare

 

L’unico caso in cui potresti decidere di usare una delle forme “sbagliate” è quello in cui tu stia usando un tono molto ironico e un registro basso e colloquiale.

Ma attenzione: devi esserne MOLTO ben consapevole di quello che stai facendo e pensare sempre prima di tutto al tuo Cliente Su Misura e al suo modo di parlare.

 

Ora tocca a te.

 

Qual è il prossimo passo da fare per rendere i tuoi testi dei veri e propri magneti attira-clienti?

 

sfruttare tutto il potere della tecnica della Scrittura Persuasiva!

 

E puoi impararla grazie al manuale del Modellista Umberto Masiello:

 

TRASFORMA LE TUE PAROLE IN SOLDI

La Scrittura Persuasiva che alza il tuo fatturato

 

Sei pronto a imparare le tecniche per scrivere dei testi che si infilino nella mente dei tuoi Clienti Su Misura… portando alla tua azienda il fatturato che hai sempre sognato?

 

<u>Clicca qui per acquistare subito la tua copia!</u>

 

E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CARRADA L., Paroline & Paroloni; Zanichelli, Bologna 2018.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

PENSATO R., Manuale di bibliografia, Editrice Bibliografica, Milano 2007.

SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

SCALA F., SCHIANNINI D. (a cura di), Piccolo manuale di editing, Modern Publishing House, Milano 2009.

SCHWEICKARD W., Le modalità di integrazione dei nomi propri stranieri in italiano, in: Nouvelle revue d’onomastique, n°19-20, 1992. pp. 127-134.

SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

 

SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

Setti R., Gratis, addirittura a gratis!, Redazione Consulenza Linguistica Accademia della Crusca, 12 marzo 2010

Lascia una risposta

L'indirizzo email non verrà pubblicato.I campi richiesti sono marcati *

© 2023 I Sarti del Web | Tema WordPress: Annina Free di CrestaProject.