Tutto a posto!

Staccato o attaccato?

È lunedì e tutto va bene…
(Semicit.)

… per ora.
Giusto perché il nostro appuntamento settimanale è appena all’inizio, e non ho ancora pensato a tutti gli errori che si possono annidare in un testo, che sia per distrazione, o peggio, per noncuranza.

 

Non c’è niente di peggio che un testo scritto con superficialità, costellato di refusi: magari la grafica è accattivante, l’argomento interessante, il prodotto davvero utile… ma l’attenzione dei lettori si fissa sugli errori grammaticali e sui refusi lasciati lì in bella vista.

 

Lo detesto, è una cosa che non sopporto: non è questione di essere grammar-nazi (cosa che comunque ha un suo fascino… insomma, è il mio mestiere – o quasi!), ma di fare le cose ben fatte: se vuoi che gli altri apprezzino il tuo lavoro e scelgano te e non un concorrente, devi lavorare BENE e curare i dettagli!

 

So che l’errore può scappare, e che per scrivere bene a volte serve qualche indicazione in più: ecco perché esiste questa rubrica (CLICCA QUI per iscriverti alla newsletter e non perderti neanche un articolo della Penna Rossa!).

 

L’argomento di oggi è interessante perché si tratta di un errore assai frequente specialmente dal centro Italia in giù, e deriva dal parlato: usare apposto anziché a posto

 

Chiariamoci subito: NON SI FA.

Punto.

 

Anche perché apposto è una parola italiana esistente… ma vuol dire tutt’altra cosa.
Non sono quindi due forme intercambiabili: occorre imparare a distinguerle e usarle come si conviene.

 

Ed è proprio quello che faremo oggi… con una piccola aggiunta finale: andremo anche a osservare le differenze e il corretto uso di apposta e a posta, giusto per non farci mancare niente.
Per quanto sembrino due casi molto simili, in realtà vedremo che hanno significato (ovviamente) e soprattutto origini diverse.

 

Cominciamo! 

 

Fotogramma da Robin Hood, Disney 1973

 

A POSTO

Con la locuzione a posto intendiamo generalmente in ordine

La usiamo molto spesso, in espressioni come La macchina è a posto, Il testo è a posto e via dicendo: di solito quindi significa che l’oggetto x è stato sistemato/riparato/corretto in qualche modo e che ora è tutto in ordine.

 

L’espressione colloquiale che però oggi ci interessa maggiormente è 

Tutto a posto / È tutto a posto.

 

Può essere un’esclamazione, una frase conclusiva in un discorso o la risposta alla domanda come stai? (o a una delle sue mille varianti).

Ciò che non cambia mai è il suo significato: vuol dire che tutto va bene, tutto è in ordine… ogni cosa è al suo posto.

 

E per esprimere questo significato c’è uno e un solo modo:

Tutto a posto.

 

Ovvero scrivendo sempre separati a e posto.
(Altrimenti, bacchettate!)

 

Quindi… quando troviamo l’errore?

Link Hoang on Unsplash

 

APPOSTO

In questo caso l’errore è scrivere apposto anziché a posto: NON si deve fare.

 

Come abbiamo accennato, questo tipo di errore deriva dal parlato informale, in particolare nelle parlate del centro Italia e quelle più a sud, che tendono a raddoppiare le consonanti: anziché separare a e posto, la parola si univerba (ovvero diventa unica) e la consonante p raddoppia.

 

Ed ecco che compaiono quindi erroracci come “Tutto apposto!”: brrr.
Non c’è scusa che tenga: è un errore che NON va fatto.

 

L’unica eccezione che si può concedere è quando stai scrivendo e vuoi consapevolmente imitare una parlata colloquiale in un contesto informale… ma difficilmente si verificherà questa evenienza nei testi per la tua comunicazione aziendale.

 

Inoltre, ricorda che apposto è una parola a sé stante: è il participio passato del verbo apporre (ovvero collocare, collocare accanto), che possiamo usare ad esempio in frasi come Ho apposto la mia firma sul documento.

 

Quindi… occhio al significato!

Scott Graham on Unsplash

 

 

 

BONUS: APPOSTA E A POSTA

Dopo quel che abbiamo appena visto, potresti quasi pensare che l’alternativa corretta sia la seconda anche in questo caso…

… e invece no.

 

In questo caso, l’espressione su cui ci concentriamo è farlo apposta, ovvero fare qualcosa di proposito, deliberatamente: oggi, la forma corretta con cui scriverla è appunto questa.

 

Se risaliamo alle origini, però, scopriamo che apposta è una forma univerbata con raddoppiamento fonosintattico della p derivata proprio dall’espressione a posta: ovvero, all’inizio si scriveva staccato!
A un certo punto, però, grazie anche all’uso che ne fece nientepopodimeno che Alessandro Manzoni nei Promessi Sposi, la forma apposta prese piede fino a diventare l’unica accettata.

 

Oggi, a posta sopravvive solo in pochissimi contesti letterari, in particolare nella forma cristallizzata a bella posta, che deriva direttamente da un uso alto e letterario della lingua: a me piace moltissimo, ma ovviamente bisogna sapersene servire solo nei giusti contesti.

 

Anche in questo caso, inoltre, non dimentichiamo che apposta è anche il participio passato femminile del verbo apporre!

James on Unsplash

 

QUINDI…

Oggi abbiamo fatto luce non su una, ma su ben due espressioni: tutto a posto e farlo apposta!

Per quanto il meccanismo interessato sia lo stesso (univerbazione e raddoppiamento della p), in un caso è corretto, nell’altro no.

 

Ricordati sempre:

 

  • Se vuoi dire che tutto è in ordine, dirai
    È TUTTO A POSTO
    quindi staccato e con una sola p (mai e poi mai *tutto apposto!).

 

  • Se invece vuoi dire che qualcosa è stato fatto deliberatamente
    LO HA FATTO APPOSTA
    quindi un’unica parola, con due p.

 

In fin dei conti, semplice, vero?

 

Ora sta a te!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

…ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

 

GHENO, V., Tutto il mondo è paese: il bello della contaminazione linguistica, 14 luglio 2020, Zanichelli Online https://dizionaripiu.zanichelli.it/cultura-e-attualita/glossario/tutto-il-mondo-e-paese-il-bello-della-contaminazione-linguistica/

 

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