Apostrofi ce ne sono?

Dilemmi da tastiera

La prima cosa che mi è venuta in mente mentre mi accingevo a scrivere questo articolo (oltre a una sequela di erroracci irripetibili che ho visto su vari schermi, tra social media, messaggi e simili) è in realtà una bellissima interiezione piemontese: neh?

 

Si tratta di un’adorabile (sì, sono di parte in questo caso) esclamazione interrogativa di carattere enfatico, che in Piemonte usiamo come intercalare per attirare l’attenzione oppure chiedere conferma di quello che stiamo dicendo.

 

È proprio buono questo Barbera, neh?

 

Lo so, sembra che tutto ciò non sia attinente all’argomento di oggi… e invece, incredibilmente sì.

Concentriamoci sul suono della e del neh.

 

Immaginalo bello aperto: se tu non conoscessi questa parola e la sentissi per la prima volta (e non fossi fissato con la corretta grafia delle interiezioni), potrebbe venirti la tentazione di scriverla .

Il suono è quello.

 

Eppure, stavolta ci trae in inganno, portandoci verso una grafia non corretta.

 

Ed è esattamente questo meccanismo che porta alla nascita degli errori che vediamo oggi: *ce nè, *c’è ne, *cè ne e varie combinazioni una più obbrobriosa dell’altra.

 

Brrr. Giuro che li ho visti scritti… e sono atroci da vedere.

 

Le uniche due forme corrette sono ce n’è oppure ce ne, a seconda di quello che vogliamo comunicare… e occhio a non confonderle, altrimenti BACCHETTATE!

 

Tutto il resto è orrore grammaticale, originato però da un fenomeno diffusissimo, quello che abbiamo visto nell’esempio del neh piemontese: un parlante con scarsa padronanza di ortografia e grammatica si trova a dover scrivere… e si basa, istintivamente, sul suono che sente.

Che però può essere ingannevole!

 

Ma tu, per la comunicazione online della tua azienda, non puoi basarti su delle impressioni: devi essere certo di scrivere correttamente, se vuoi che i tuoi clienti si concentrino su quello che vuoi comunicar loro (ovvero il motivo per cui dovrebbero scegliere TE e non un concorrente qualsiasi) e non su dei banali refusi!

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E ora… andiamo a scoprire quando si usa ce ne e quando invece ce n’è

 

Kelsey Knight on Unsplash

 

 

 

CE NE

Partiamo subito da qualche esempio:

 

  • “Vorrei tre pagnotte.” “Mi spiace, ce ne sono rimaste solo due.”
  • Ce ne andiamo subito.
  • Ce ne hanno dette di tutti i colori, su di te.

 

Ora scomponiamo e analizziamo, andando a consultare la Treccani:

 

ce pron. e avv. – Forma che il pron. o avv. atono ci assume davanti a lo, la, li, le, ne; per es.: ce lo disse, ce le diede, ce ne vollero; anche in posizione enclitica: spiegàrceli, pàrlacene.

 

ne ‹né› avv. e pron. [lat. inde «di lì»]. – 1. a. Come avv. di moto da luogo, di lì, da quel luogo: ne ripartì l’indomani; […] Talvolta con valore pronominale, da ciò, da quello, da questo, soprattutto in dipendenza da verbi che indicano derivazione, conseguenza: una volta dimostrato che io ho ragione, ne segue che voi avete torto. […]  b. Con valore più chiaramente pronominale, di ciò, di questo, di quello, in funzione di complementi diversi: non ne vedo la necessità.

 

Come vedi, nessuna delle due particelle ha bisogno di alcun accento; stanno bene così come stanno e si accompagnano molto bene insieme.

Non sono verbi: in tutti gli esempi che abbiamo visto il verbo è un altro.

 

Per semplificare, se vogliamo provare a parafrasare in qualche modo

ce = a noi

ne = di ciò

 

Fin qui tutto chiaro?

Aggiungiamo un pezzo!

 

Yeh Xintong on Unsplash

 

 

 

CE N’È

Ricorda tutto quello che abbiamo appena detto, perché ce n’è altro non è che la forma contratta di ce ne è.

 

In pratica, aggiungiamo il verbo essere alla terza persona singolare presente, e, siccome si incontrano due vocali, la -e del ne cade e si mette un apostrofo al suo posto.

 

 Vediamo qualche esempio:

  • Vorrei fare un bis di pasta, ce n’è ancora?
  • Caffè? Ce n’è ancora una tazzina.
  • Di olio ce n’è troppo, di sale troppo poco.
  • Di capitano ce n’è uno solo.

 

Qual è la differenza rispetto a prima?

Rispetto a prima abbiamo un pezzo in più, il verbo essere, che è il verbo che regge la frase (ovvero il verbo principale della frase in cui si trova).

Dal punto di vista del significato, vuol dire che “deve esserci (o non esserci) qualcosa”.

 

Element5 Digital on Unsplash

 

 

OCCHIO AGLI ERRORACCI!

Proviamo ad appuntarci 3 semplici regolette per semplificarci la vita:

 

1. Quando compaiono insieme, non si possono apostrofare sia ce che ne.


2. Quando compaiono insieme ce e ne, il ce non viene MAI apostrofato.


3. Il ne si apostrofa quando si può sostituire nella frase con “ne è”.

 

 

Quindi abbiamo ce ne oppure ce n’è.

 

 

Tutte le altre combinazioni sono errori da NON fare, se vuoi scrivere bene:

  • *c’è ne
  • *cè ne
  • *c’è n’è
  • *ce nè
  • *cè nè

 

 E via dicendo: sono tutti obbrobri da BACCHETTATE: non scriverli MAI!

 

傅甬 华 on Unsplash

Anche il gatto giudica i tuoi errori

 

 

 

QUINDI…

Ricapitoliamo in uno schemino brevissimo ciò che ti serve ricordare:

 

Grafie CORRETTE:

CE NE: quando compare un verbo principale nella frase al di fuori di queste due parole.

CE N’È: quando questa è è il verbo principale della frase (puoi sostituire ce n’è -> ce ne è e rimane tutto a posto).

Tutte le altre grafie sono SBAGLIATE!

 

Ora tocca a te!

 

Mettiti sotto, scrivi e correggi, leggi più volte e non aver paura di limare il tuo testo dove serve: le cose fatte bene richiedono impegno, ma sicuramente sono le più efficaci e quelle che portano i risultati migliori… e scommetto che tu vuoi che i tuoi testi siano migliori di tutti quelli dei tuoi concorrenti!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

… ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

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SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

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SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

 

SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

Vera Gheno (redazione Consulenza linguistica dell’Accademia della Crusca), Ce n’è per tutti!, sito dell’Accademia della Crusca, 13 gennaio 2012
https://accademiadellacrusca.it/it/consulenza/ce-n%C3%A8-per-tutti/339

 

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