I puntini di sospensione

Non aver paura di usarli… ma nel modo giusto!

Partiamo dalla regola principale e sacrosanta dei puntini di sospensione: 

 

SONO SEMPRE TRE.

 

Non due.

Non quattro o più.

TRE.

Punto.
(Altrimenti… BACCHETTATE. Questa è una regola, non un’opinione né una consuetudine d’uso).

 

L’articolo di oggi potrebbe quasi finire qui, ma…
… no. Voglio anche che tu riesca a capire bene come e quando vanno usati i puntini di sospensione, perché hanno una loro funzione molto specifica, e ti permettono di esprimere cose che altrimenti non potresti esprimere.

 

La punteggiatura è un sistema affascinante – e molto meno complesso di quanto possa sembrare all’inizio. Serve a compiere quella che è quasi una magia: trasferire nello scritto le espressioni del parlato.

 

Espressioni che non sono parole, ma intonazioni, pause, cambiamenti di tono: si tratta di elementi paralinguistici, ovvero quei tratti concomitanti o simultanei alla comunicazione verbale, che veicolano informazioni aggiuntive sostenendo, rafforzando o persino contraddicendo le informazioni da essa trasmesse.

 

In parole povere, la punteggiatura accompagna le parole e modella il discorso, contribuendo attivamente a far sì che il nostro interlocutore riceva e capisca con precisione il messaggio che gli stiamo trasmettendo.
(Ne abbiamo già parlato anche QUI, nell’articolo dedicato al punto e virgola.)

 

Ms. Virgilio Vaticano, folio 18

 

Piccola curiosità storica: pensa che la punteggiatura è stata introdotta molto tardi nella comunicazione scritta! Nell’antichità, infatti, esisteva la cosiddetta scriptio continua: tutte le parole venivano scritte attaccate, senza spazi di separazione né segni di punteggiatura.

Per comprendere un testo era quindi necessario leggerlo ad alta voce: la lettura silenziosa, che tutti conosciamo e pratichiamo abitualmente, non esisteva! Divenne di uso comune solo intorno al 1200-1300, ma la lettura ad alta voce perdurò come consuetudine addirittura fino al 1700.

 

Anche la punteggiatura seguì un percorso simile, venendo introdotta gradualmente per poi venire fissata in maniera più definitiva e strutturata nel 1500, dopo l’invenzione della stampa a caratteri mobili.

 

Ma torniamo ora al presente e a quello che serve a te per scrivere i testi per la tua comunicazione online (anche se non si può mai sapere quando può farti comodo un aneddoto storico da sfoggiare): oggi andiamo alla scoperta dei puntini di sospensione.

 

So che a questo punto potresti essere un po’ in ansia, viste le premesse: ma non temere!

 

La Penna Rossa è qui per te… e non per pontificare sulla storia della letteratura, ma per vedere insieme, ogni settimana, quali sono gli errori da NON commettere mai scrivendo nei testi della tua comunicazione online. È vero che la scrittura è uno strumento antico, ma noi vedremo come usarla al meglio OGGI, per far sì che i tuoi testi diventino un appuntamento imperdibile per tutti i tuoi clienti!

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E ora, andiamo a scoprire come si usano i puntini di sospensione!

 

Davidson Luna on Unsplash

 

COME SI SCRIVONO

Ho già detto che sono TRE, sempre TRE e solo TRE?

Benissimo.

 

La seconda regola è che si scrivono sempre attaccati alla parola che li precede, senza spazi in mezzo, e con uno spazio prima della parola che segue, se c’è.

Esempio: Ma allora… cosa sei venuto a fare?

 

Se invece dopo i tre puntini troviamo un altro segno di punteggiatura, come una maiuscola o delle virgolette, allora non ci vuole alcuno spazio.

Esempio: «Forse…» disse Lucia.

 

Inoltre, ricordati che: la parola che segue i tre punti vuole la lettera minuscola quando è evidente la continuità della frase, mentre negli altri casi, ovvero quando le due frasi sono indipendenti, ci vuole la lettera maiuscola.

Esempio: Se proprio devi… fallo in fretta!
Guarda, cambiamo argomento… Cosa facciamo stasera?

 

Infine, abbiamo un uso particolare: i puntini di sospensione inseriti tra parentesi quadre si usano per indicare che stiamo omettendo una parte di testo, ad esempio nelle citazioni.

Esempio: Poiché i consigli sono doni pericolosi […] e tutte le strade possono finire in un precipizio.
– J.R.R. Tolkien, Il Signore degli Anelli

 

Questa è la prima cosa da imparare: come scriverli e come comportarsi con spazi e parole che li circondano. Ora sei pronto per scoprire QUANDO usarli!

Mike Szczepanski on Unsplash

 

 

QUANDO SI USANO

1. La funzione principale dei puntini di sospensione è appunto quella di sospendere una frase, lasciando però intendere che c’è dell’altro, del non detto. Possono ad esempio essere usati alla fine di un elenco, per dare l’idea che in realtà continui.

Esempio: A Vicenza ci sono i sassi, le luci… 

 

2. Possono essere usati per evocare chiaramente nella mente del  lettore qualcosa di lasciato volutamente non detto, ma che gli si vuole fare intendere, creando un’allusione.

Esempio: Entrarono nella stanza per parlare. Ma l’uomo alto aveva altre intenzioni… Poco dopo, uscì da solo, sporco di sangue.

 

3. Possono essere usati per dare l’idea di imbarazzo, per indicare un’esitazione o un senso di insicurezza sul da farsi.

Esempio: Mi spiace per l’inconveniente, non so che dirle… 

 

4. Possono essere usati per segnalare una battuta, un paradosso o comunque che le parole successive non vanno prese alla lettera: sicuramente, ti sarà capitato di vedere questo uso nelle definizioni dei cruciverba.

Esempio: In mezzo… al mare.

 

5. Possono essere usati per censurare parolacce e turpiloquio.

Esempio: Ma vaff…

 

6. In alcuni contesti, possono venire usati per incuriosire il lettore, creando una piccola pausa nel discorso che genera suspense, per poi ricollegarsi a quanto detto fornendo una risposta al lettore in sospeso.

Esempio: Oggi scriviamo molto e molto velocemente. Tuttavia…
… ciò non ci legittima a farlo in maniera superficiale!

 

Come vedi, in tutti i casi si tratta di segnalare una pausa forte nel discorso, alla quale però segue qualcos’altro, che venga esplicitato o meno. 

 

John Fornander on Unsplash

 

 

COME NON USARLI

La regola d’oro è: NON ECCEDERE.

 

Se esageri, rischi soltanto di ottenere l’effetto opposto: stancherai il tuo lettore, che chiuderà la pagina del tuo sito o smetterà di leggere il tuo post per passare a qualcosa di più interessante… o almeno scritto meglio.

 

Un testo zeppo di puntini di sospensione risulta frammentario, sconnesso, snervante e confuso.

 

Facciamo un esempio.

Per annoiare un lettore… i metodi sono davvero infiniti… proviamo a vederne qualcuno. Puoi parlare di cose che non lo interessano… puoi scrivere male… o dire cose banali e scontate. Ma forse… lo sai già. O no… ma sei sicuro delle tue convinzioni?

Diciamo che…
… tu sia convinto di quello che fai, ma… sembra proprio che non funzioni. Fatti due domande… o anche tre.

 

Senti il FASTIDIO? È davvero insopportabile. Il testo non ha ritmo, e invece di scivolare fluido arranca e si perde. Nessuno lo leggerebbe davvero fino in fondo, e se lo facesse sarebbe solo per criticarlo (giustamente).

 

E scommetto che tu NON vuoi cadere in questo errore!

 

Per evitarlo, ogni volta che usi i puntini di sospensione chiediti sempre: sono davvero necessari? Li sto usando per ottenere quale effetto?

Se la risposta è no, o non sai rispondere… non usarli.

Elena Mozhvilo on Unsplash

 

 

QUINDI…

I punti di sospensione, oltre a essere graziosi, sono molto utili: ti permettono di creare attesa nel lettore, di lasciargli intuire qualcosa senza dirglielo apertamente, ma anche di creare effetti come battute e paradossi.

 

Ti servono per tessere meglio il tuo discorso: non avere paura di usarli… ma sempre con cognizione!

 

E ricorda: sono sempre e solo tre! Non di meno, e non di più.

 

Ora sta a te!

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

…ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

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SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

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SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

 

GHENO, V., Tutto il mondo è paese: il bello della contaminazione linguistica, 14 luglio 2020, Zanichelli Online https://dizionaripiu.zanichelli.it/cultura-e-attualita/glossario/tutto-il-mondo-e-paese-il-bello-della-contaminazione-linguistica/

 

2 pensieri su “I puntini di sospensione

  1. Donella Cencetti dice:

    Probabilmente l’avete già fatto, ma per favore ribadite il corretto uso di “piuttosto”, ormai così stravolto!

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