Come si scrive “perché”

Questione di accento

Tra le parole che utilizziamo di più ogni giorno, sicuramente perché merita un posto d’onore. Non so se è capitato anche a te… ma perché è stata una delle primissime parole che ho iniziato a dire da bambina, ed è diventata subito una delle mie preferite in assoluto!

 

“Perché mio fratello mi maltratta anche se sono una principessa? Perché il cane vuole mangiare tutti i gatti? Perché questo si scrive così? Perché non posso leggere tutto il giorno? Perché devo studiare a memoria le cose?”

 

E così via, a mitraglietta.

 

Crescendo non è cambiato molto… ho solo cambiato tipo di domande (“Perché Tizio fa quella cosa in maniera così superficiale? Perché la mia piantina di basilico muore sempre?”), ma penso che la quantità sia sempre la stessa; ad ogni modo, perché è sicuramente una delle parole più utilizzate da tutti ogni giorno.

 

Ci serve per porre delle domande, per chiedere spiegazioni, ma anche per motivare e spiegare il nostro pensiero: come fare a non amarla? Prova a pensare a quando parli con un tuo cliente e gli spieghi perché dovrebbe acquistare il tuo prodotto, che sia a voce o in un testo scritto: senza perché non potresti farlo… ed è proprio quel perché il punto focale di tutta la trattativa!

Se sai rispondere alle sue domande, o addirittura anticiparle in maniera convincente, il gioco è fatto e il cliente è tuo.

 

Ecco perché non puoi fare a meno di scrivere perché in maniera corretta: accento acuto.

 

Non accento grave, né apostrofo.
(Altrimenti, BACCHETTATE forti.)

 

Perché si scrive sempre e solo con l’accento acuto sulla e finale… e ora scopriremo il motivo!

 

Ovviamente, non è l’unica cosa di cui hai bisogno: discorsi e testi sono sempre complessi, lunghi o brevi che siano, e non esiste una singola parola magica capace di risolvere tutti i tuoi problemi. Sono tante le cose che devi tenere a mente e sapere come scrivere… o come NON scrivere!

 

Ma non temere!

 

La Penna Rossa è qui per te, proprio per questo: insieme, ogni lunedì andremo a scoprire una alla volta le tante regole dell’italiano, per imparare come scrivere bene. Impareremo come servirci di questo potentissimo strumento che è la lingua scritta: grazie a essa, potrai far sì che i tuoi testi diventino i preferiti dei tuoi clienti, capaci di catturarli e tenerli avvinti dall’inizio alla fine!

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E ora, andiamo a scoprire come si scrive (e come NON si scrive) perché!

 

Emily Morter on Unsplash

 

COME SI SCRIVE

La risposta in breve l’abbiamo già vista: si scrive PERCHÉ.
Con accento acuto alla fine.

 

Facile, no?

 

Eppure, in giro si vedono miriadi di orribili perchè, e ancora peggio di perche’: solo a pensarci mi sanguinano gli occhi! 

 

Partiamo dalla scelta dell’accento: come mai è così difficile? Quando a scuola impariamo a scrivere, di solito non impariamo a distinguere i diversi tipi di accento: quando sentiamo che una parola è accentata alla fine, ci limitiamo a tracciare un segnetto più o meno curvo sull’ultima lettera (tanto che spesso potrebbe anche sembrare un apostrofo).

 

Il problema si pone quando scriviamo al computer, o comunque con una tastiera: in questo caso, ci troviamo di fronte una scelta ben precisa: accento acuto o accento grave?

 

Vediamo la differenza:

  • Grave; per ricordartelo, puoi immaginarlo come “quello che scende” verso il basso, come in caffè. Serve per indicare una e aperta.
  • Acuto; quello che “sale” verso l’alto, come appunto in perché. Serve per indicare una e chiusa.

 

Scrittura diversa, suoni diversi: qual è il problema allora?

 

Il problema sorge dal parlato, e spesso dipende dalla nostra origine geografica, che di solito determina il nostro modo di parlare. In alcune parti di Italia, come il Centro, anche nel parlato si mantiene una netta differenza tra e aperta ed e chiusa, quindi i parlanti sono più abituati a percepirne la differenza e quindi a scrivere in maniera corretta.

 

Ma per molti altri italiani non è così, e nella pronuncia spontanea si perde quasi del tutto la differenziazione tra le due e. Succede anche a me: sono originaria del Piemonte, e parlando non distinguo quasi per niente i due tipi di e, per me ne esiste una sola… ma non nello scritto, perché mi ricordo visivamente quale sia l’accento giusto da usare!

 

In breve, per semplificarti la vita, puoi ricordarti che:

 

  • Si scrivono con l’accento acuto, perché hanno una e chiusa:
    perché, affinché, poiché, giacché, finché, né, sé, ventitré, viceré, poté, alé
  • Si scrivono con l’accento grave, perché hanno una e aperta:
    caffè, tè, cioè, è, ahimè, lacchè, bebè, Noè, Mosè

 

Se fai parte di quel gruppo di parlanti che riesce a distinguere le due e dal suono… facci caso! Altrimenti, se sei in dubbio… consulta un dizionario!

Angelina Litvin on Unsplash

 

 

COME NON SI SCRIVE

Ora abbiamo visto come si scrive perché, e come distinguere i due accenti, almeno nello scritto (che è quello che serve a te al momento).

 

L’errore più grave che puoi fare però non è quello dell’accento sbagliato: ce n’è uno peggiore, ancora più brutto, sbagliato e inguardabile, ed è…

PERCHE’.

 

Guardalo bene: è sbagliatissimo sotto qualsiasi punto di vista.

 

Eppure… tanti lo fanno per pigrizia, specialmente se devono scrivere tutto maiuscolo e non sanno come fare, dato che sulla tastiera il carattere della é maiuscola non compare.

 

Ma tu non vuoi essere “tanti”, vero? Tu vuoi essere IL riferimento per i tuoi clienti!
E allora… non scriverlo MAI!

 

Perche’ è sbagliatissimo per il fatto che un apostrofo ha una funzione completamente diversa da un accento.

 

Vediamo che ci dice la Treccani:

Accento: Il rafforzamento o elevazione del tono di voce con cui si dà a una sillaba maggior rilievo rispetto ad altre della stessa parola, della stessa frase o dello stesso verso.

Apostrofo: Segno grafico in forma di virgoletta (’), che nell’ortografia italiana si adopera normalmente per indicare l’elisione di una vocale finale, per es. l’arte.

 

Vedi? L’accento ti serve per segnare un’enfasi (e distinguere e aperta da e chiusa, come abbiamo visto), l’apostrofo per segnalare un’elisione, ovvero la caduta di una vocale o una sillaba finale.

E da perché non cade proprio niente!

 

Quindi non hai scuse che tengano: non scriverlo MAI!

 

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Kaytlin Baker on Unsplash

 

 

QUINDI…

Perché scrivere in maniera sbagliata, quando puoi invece scrivere bene con un minimo sforzo? Non farlo, e i tuoi testi (ma soprattutto i tuoi clienti) ti ripagheranno.

 

Oggi abbiamo visto per quale motivo perché si scrive proprio così e solo così; abbiamo scoperto che esistono diverse e, che nel parlato non sempre si distinguono ma che vanno obbligatoriamente distinte nello scritto.

 

E mi raccomando, cancella per sempre qualsiasi perche’ ti capiti sotto gli occhi: ci vuole l’accento, non l’apostrofo!

 

Ora sta a te!

 

Sei pronto a sperimentare quanto curare i tuoi testi possano migliorare curandoli al meglio? L’arte dello scrivere bene è alla portata di tutti, ma non tutti la sfruttano: distinguiti dalla massa imparandola al meglio! I tuoi clienti non potranno che notare la differenza, ammirando la tua precisione e la cura in quello che fai.

 

Sei impaziente di metterti alla prova?

 

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E per scoprire altri errori da NON fare…

…ci vediamo lunedì prossimo!

 

La Penna Rossa

 

BIBLIOGRAFIA

BARATTER P., Il punto e virgola. Storia e usi di un segno, Carocci, Roma 2018.

BECCARIA G.L., Dizionario di linguistica e di filologia, metrica, retorica, Einaudi, Torino 2004.

BERRUTO G., Corso elementare di linguistica generale, UTET, Torino 2012.

CANNAVACCIUOLO A., Manuale di copywriting e scrittura per il web, Hoepli, Milano 2019.

CERRUTI M., CINI M., Introduzione elementare alla scrittura accademica, Laterza, Roma-Bari 2010.

D’ACHILLE P., L’italiano contemporaneo, Il Mulino, Bologna 2006.

DEL BONO G., La bibliografia, Carocci, Roma 2000.

DELLA VALLE V., PATOTA G., Piuttosto che: cose da non dire, cose da non fare, Sperling&Kupfer, Milano 2013.

FANCIULLO F., Introduzione alla linguistica storica, Il Mulino, Bologna 2007.

EDIGEO (a cura di), Manuale di redazione, Editrice Bibliografica, Milano 2013.

GHENO, V., Guida pratica all’italiano scritto (senza diventare grammarnazi), Franco Cesati Editore, Firenze 2016.

GIUNTA, C., Come non scrivere, Utet, Milano 2018.

MARTINUCCI A., Guida alla bibliografia internazionale, Editrice Bibliografica, Milano 1994.

MIDDENDORP J., TWOPOINTS.NET, Type Navigator. The Independent Foundries Handbook, Gestalten, Berlin 2011.

MORTARA GARAVELLI B., Prontuario di punteggiatura, Laterza, Bari-Roma 2020.

PENSATO R., Manuale di bibliografia, Editrice Bibliografica, Milano 2007.

SCALA F., Piccolo manuale del correttore di bozze, Modern Publishing House, Milano 2011.

SCALA F., SCHIANNINI D. (a cura di), Piccolo manuale di editing, Modern Publishing House, Milano 2009.

SERIANNI L., Italiano, Garzanti, Torino 2000.

 

SITOGRAFIA

Accademia della Crusca – accademiadellacrusca.it

Campagna a sostegno dell’uso corretto di Piuttosto che – piuttostoche.com

Treccani online – treccani.it

Zanichelli online – dizionaripiu.zanichelli.it

 

GHENO, V., Tutto il mondo è paese: il bello della contaminazione linguistica, 14 luglio 2020, Zanichelli Online https://dizionaripiu.zanichelli.it/cultura-e-attualita/glossario/tutto-il-mondo-e-paese-il-bello-della-contaminazione-linguistica/

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